Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Iraq: il terrorismo sciita si riorganizza dopo la fine di Suleimani Cronaca di Giordano Stabile
Testata: La Stampa Data: 04 aprile 2020 Pagina: 16 Autore: Giordano Stabile Titolo: «Partita l'era post-Soleimani. Gli Usa schierano i soldati a Erbil»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 04/04/2020, a pag.16, con il titolo "Partita l'era post-Soleimani. Gli Usa schierano i soldati a Erbil", la cronaca di Giordano Stabile.
Giordano Stabile
Qassem Soleimani con Ali Khamenei
Il successore del generale Qassem Soleimani arriva a Baghdad per incontrare i leader delle milizie sciite e orientare la scelta del nuovo primo ministro in Iraq. Ma si trova di fronte a divisioni profonde, in un Paese devastato dalla crisi economica e da un'epidemia di coronavirus sottostimata, mentre le forze americane si trincerano nelle basi principali, dotate per la prima volta dei sistemi anti-aerei Patriot. Esmail Ghaani, nominato capo delle forze speciali Al-Quds dopo l'uccisione di Soleimani lo scorso 3 gennaio, è arrivato con una scorta massiccia. Le tensioni fra Iran e Stati Uniti sono ai massimi livelli e il caos politico non aiuta. Dopo le dimissioni del premier Adel Abdel-Mahdi, le forze politiche non si sono ancora messe d'accordo su un nuovo nome. Il presidente Barham Salih ha allora scelto per conto suo Adnan al-Zurfi, uno sciita che ha vissuto a lungo negli Stati Uniti e potrebbe essere un punto di equilibrio fra Washington e Teheran Ai Pasdaran però non piace. Spingono per Mustafa al-Kadhimi, attuale capo dell'Intelligence. Temono che Al-Zurfi finisca per insabbiare la richiesta fatta dal Parlamento di una legge per espellere le forze americane dal Paese. Al-Zurfi è stato incaricato il 16 marzo e ha ancora due settimane per trovare una maggioranza. Il tempo stringe. La crisi economica, che lo scorso autunno ha scatenato proteste di massa in tutto il Sud sciita e a Baghdad, con centinaia di manifestanti uccisi dalle forze di sicurezza, si è avvitata ancora di più con il crollo del prezzo del petrolio. Lo Stato ha incassato a marzo soltanto 2,9 miliardi di dollari dal settore, contro i 5,05 di febbraio, quando le quotazioni del greggio erano a circa 50 dollari al barile. Adesso sono scese a 30. Per far quadrare il budget statale servono almeno 56 dollari al barile. In tutto ciò c'è il rischio di un nuovo scontro armato fra Usa e Iran. Nelle ultime settimane Washington ha riposizionato le sue truppe in quattro grandi basi, dalle otto principali che utilizzava prima. E ha piazzato due batterie di Patriot a Erbil e ad Ayn al-Asad. L'obiettivo è rispondere in modo pesante ad attacchi da parte delle due milizie più aggressive, Kataib Hezbollah e Harakat Hezbollah al-Nujaba, e impedire rappresaglie missilistiche da parte dei Pasdaran, come quella che lo scorso 9 gennaio ha causato gravi danni proprio ad Ayn al-Asad. Oggi sarà consegnata agli iracheni anche la base di Al-Habbaniyeh, a Ovest di Baghdad. Dei 7500 uomini Nato, circa 2500 sono stati ritirati negli ultimi tre mesi, quasi tutti europei.
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