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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
03.01.2020 Israele, Alta Corte di Giustizia: 'Netanyahu può candidarsi per le elezioni 2020'
Cronaca di Francesca Paci

Testata: La Stampa
Data: 03 gennaio 2020
Pagina: 18
Autore: Francesca Paci
Titolo: «L'Alta Corte respinge l'istanza anti-Netanyahu: 'Prematura'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 03/01/2020, a pag.18, con il titolo "L'Alta Corte respinge l'istanza anti-Netanyahu: 'Prematura' " l'analisi di Francesca Paci.

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Francesca Paci


Benjamin Netanyahu

Benjamin Netanyahu incassa il via libera dell'Alta Corte israeliana che risponde negativamente all'interpellanza dei un gruppo d'intellettuali convinti di poter fermare la potenziale vittoria elettorale di un premier ancora molto popolare appellandosi ai suoi guai con la giustizia. La petizione chiedeva d'impedire a Netanyahu, incriminato con l'accusa di corruzione e frode, di ricevere l'incarico per formare un nuovo governo dopo il voto parlamentare di marzo, il terzo in meno di un anno. Secondo i magistrati, che pure hanno riconosciuto «la fondamentale importanza dell'istanza», la tempistica è «prematura» e la questione è troppo teorica per essere affrontata prima del risultato delle urne. Una eventuale decisione al riguardo potrebbe essere presa, casomai, quando Netanyahu dovesse essere reincaricato.
 E' la seconda volta in poche settimane che Bibi schiva il colpo delle opposizioni, tentate dalla via giudiziaria nella difficoltà di percorrere quella politica. A metà dicembre la medesima Alta Corte aveva decretato che potesse restare alla guida dell'esecutivo fino alle prossime consultazioni, respingendo il primo dei ricorsi presentati contro il premier dopo l'incriminazione, il 21 novembre scorso. In quel caso era stato lo stesso procuratore Avichai Mandelblit, l'accusatore di Netanyahu, a sostenere l'insussistenza della domanda di dimissioni convincendo il tribunale, non nel merito ma nella forma, e condannando la sconfitta Ong "Movement for the Quality of Government in Israel" a pagare le spese processuali.
Netanyahu riparte dal 2020. Il primo gennaio il premier, da poco confermato alla guida del Likud con il 72% dei consensi, ha annunciato in televisione che si avvarrà dell'immunità parlamentare, ritardando il momento in cui potrebbe cominciare il processo a suo carico. Se l'immunità gli sarà concessa, ha sottolineato, avrà comunque un carattere temporaneo, al termine del quale Bibi intenderebbe presentarsi di fronte ai giudici per smontare le accuse mosse contro di lui.
 Israele è politicamente ancora in mezzo al guado, in attesa di un ulteriore voto che faccia chiarezza sulla guida del Paese, mentre nella regione rimbombano i venti della guerra a distanza tra Teheran e Washington. A prescindere dalla maggioranza eletta alla Knesset, però, l'attenzione è tutta sull'Iran, con cui, ha ammesso il Capo di Stato maggiore Aviv Kochavi, «l'esercito si sta preparando ad uno scontro limitato.

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