Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Erdogan minaccia di aggredire il Kurdistan siriano Cronaca di Giordano Stabile
Testata: La Stampa Data: 10 settembre 2019 Pagina: 16 Autore: Giordano Stabile Titolo: «Erdogan minaccia i curdi dell'Ypg: 'Invado la Siria entro fine mese'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 10/09/2019, a pag.16, con il titolo "Erdogan minaccia i curdi dell'Ypg: 'Invado la Siria entro fine mese' " la cronaca di Giordano Stabile.
Giordano Stabile
Il sultano Erdogan
Recep Tayyip Erdogan torna a minacciare di invadere il Nord-Est della Siria e questa volta indica una data precisa, la fine di settembre. Per il leader turco regolare i conti con i curdi delle Ypg, i guerriglieri che controllano un quarto del territorio siriano e quasi 300 chilometri di frontiera con la Turchia, è una priorità strategica, quasi un'ossessione. Dal 2016 ha condotto già due operazioni, prima nell'area di Manbji e poi ad Afrin per contenere e sloggiare una forza che considera nient'altro che il braccio siriano del Pkk. Il difficile però viene ora. Lo scorso luglio, dopo un pressing di tre anni, ha convinto gli americani a concedergli spazio anche a Est dell'Eufrate. Ha ottenuto una «fascia di sicurezza» lungo il confine, pattugliata da militari turchi e americani in formazioni miste. Il nuovo segretario alla Difesa americano, Mark Esper, più flessibile del predecessore James Mattis, pensava di aver risolto così il contenzioso. I curdi, alleati affidabili degli Usa nella guerra contro l'Isis, avevano accettato di smantellare le fortificazioni al confine. Un primo tratto di 120 chilometri è stato già aperto e la scorsa settimana sono apparse le prime pattuglie turche.
Una nuova «fascia di sicurezza» Ma quello che per gli Usa è una soluzione definitiva, per Erdogan è soltanto il primo passo. La profondità della fascia, soli cinque chilometri, non lo soddisfa, ne vuole 30, per creare un territorio-cuscinetto di circa 8 mila chilometri quadrati da amministrare come già gli altri nel Nord-Ovest della Siria. Il che significa trasferirci «un milione di profughi siriani», tutti arabi sunniti. Un progetto di «ingegneria demografica» che trasformerebbe i curdi in una minoranza nel loro Rojava, il Kurdistan siriano. Erdogan ha anche minacciato di «lasciar affluire» i profughi in Europa se non potrà reinsediarli ma è chiaro che né gli americani né gli americani potranno accettare un progetto del genere. Dopo una settimana che lo ha persino visto rivendicare il «diritto» a dotarsi dell'arma atomica, il raiss ieri ha detto a chiare lettere che se non otterrà «entro la fine di settembre» la fascia di sicurezza come la concepisce lui, sarà costretto a «intervenire», cioè a invadere i territori curdi. Una minaccia da non sottovalutare secondo l'analista Aaron Stein, direttore del Middle East Program al Foreign Policy Research Institute: «Si tende a non prendere sul serio Erdogan, ma finora in Siria ha fatto tutto quello che aveva annunciato nei tempi e nei modi annunciati».
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