Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Repubblica-Fatto Quotidiano, una inquietante convergenza A rilevarlo per primo è il Foglio
Testata: Il Foglio Data: 31 luglio 2019 Pagina: 3 Autore: la redazione del Foglio Titolo: «Le affinità elettive tra la Repubblica e il Fatto»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 31/07/2019, a pag.3, l'editoriale "Le affinità elettive tra la Repubblica e il Fatto".
E' giusta la critica a Repubblica e Fatto condotta dal Foglio. I primi due quotidiani hanno infatti molto in comune, a partire dall'auspicio irreale di un ipotetico governo Pd-5 stelle. Bene fa il Foglio a sottolineare questa convergenza. IC è da mo' che lo scrive.
Ecco l'articolo:
Il governo del cambiamento Pd-Cinque stelle non esiste. Tutti dicono di non volerlo. Eppure questa specie di Sarchiapone elettorale, questa entità inafferrabile e indefinibile, per qualcuno persino mostruosa, può contare su uno stuolo di sponsor politici – D’Alema, Franceschini, Massimo Cacciari, metà del mondo che ruota attorno a Nicola Zingaretti… Ma non solo. Il Sarchiapone ha addirittura due quotidiani di riferimento (il lettore non svenga): Repubblica e il Fatto. Ieri, per dire, il Fatto dava spazio a un intervento di Massimiliano Smeriglio, ex vicepresidente del Lazio, braccio destro di Nicola Zingaretti, intitolato così: “Dialogo Pd-M5s. Serve una mossa del cavallo”. E il giorno prima, guarda i casi della vita editoriale, su Repubblica, l’ex quotidiano di Mario Calabresi – cioè il direttore che contro i Cinque stelle era andato alla guerra – compariva invece un articolo di Guido Crainz. Titolo? “Quel dialogo possibile con i 5 stelle”. E come sul Fatto Virginia Raggi, la sindaca inadeguata di Roma, diventa la coraggiosa contestatrice di CasaPound, così su Repubblica la sindaca imbambolata assume i tratti dell’eroina della Resistenza (vietato ridere). Così, se un tempo Marco Travaglio rigurgitava la sua bile su Calabresi, col nuovo direttore e i suoi titoli cubitali, cioè con Carlo Verdelli, è tregua. O pace. Somiglianza di genere, e forse anche di codice? Certo non nel turpiloquio scombiccherato, Verdelli è d’altra parte un signore. Ma insomma uno, però, guarda i titolazzi da tabloid di entrambi, e si fa delle domande: si rimane avvolti da una sensazione di familiare déjà-vu stilistico. I Cinque stelle sono dei pasticcioni, ma in fondo dei bravi ragazzi. E’ vero che per Rep. Di Maio è un problema, mentre per il Fatto no (anche se Dibba sarebbe meglio). Ma poi alla fine entrambi i quotidiani si ritrovano nuovamente a braccetto: il vero pericolo è Matteo Salvini, il fascismo, le ombre nere, la deriva democratica… Mica i Cinque stelle di Rousseau e della democrazia diretta da Casaleggio. Per abbattere Salvini va bene tutto. Anzi, ci vuole il Sarchiapone.
Per inviare al Foglio la propria opinione, telefonare: 06/ 5890901, oppure cliccare sulla e-mail sottostante