Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Siria: dopo l'offensiva di Assad lo Stato Islamico si rinforza Cronaca di Giordano Stabile
Testata: La Stampa Data: 28 maggio 2019 Pagina: 33 Autore: Giordano Stabile Titolo: «Nuovi spazi per l'Isis a Idlib dopo l'offensiva di Assad»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 28/05/2019, a pag.33 con il titolo "Nuovi spazi per l'Isis a Idlib dopo l'offensiva di Assad", la cronaca di Giordano Stabile.
Ecco l'articolo:
Giordano Stabile
Bashar al Assad con Vladimir Putin
L’offensiva governativa contro i ribelli nella provincia di Idlib apre nuovi spazi all’Isis nel Nord-Ovest della Siria, dove i seguaci del califfo Abu Bakr al-Baghdadi cercano di impiantarsi e devono fronteggiare i rivali jihadisti rimasti vicini ad Al-Qaeda. E’ il paradosso dell’ultima battaglia siriana che dal primo maggio ha visto le forze di Bashar al-Assad avanzare a fatica nella parte meridionale della provincia, difesa dal gruppo Hayat al-Tahrir al-Sham. I combattimenti hanno fatto oltre 700 morti, compresi 230 civili e i raid dell’aviazione siriana e russa hanno spinto 240 mila persone a fuggire verso il confine con la Turchia.
Il caos come alleato In questa situazione caotica le cellule dell’Isis si sono reintrodotte a Idlib. Nei giorni scorsi sono state intercettate e almeno due terroristi, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, vicino all’opposizione, sono stati uccisi. Ma è chiaro che lo Stato islamico cerca di approfittare dell’indebolimento dei gruppi ribelli, così come dell’esercito, che ha dovuto spostare i migliori reparti al fronte di Idlib. Tre giorni fa i jihadisti hanno teso un agguato ai militari nella zona a Est di Palmira (a 240 chilometri a Nord di Damasco) e ne hanno ucciso almeno sette. Altri attacchi hanno preso di mira invece le Forze democratiche siriane a guida curda nella provincia di Deir ez-Zour. La minaccia nera dell’Isis non ha però fermato l’offensiva del presidente Bashar al-Assad. Ieri i bombardamenti a Sud di Idlib, in particolare sulla cittadina di Maarrat Numan hanno causato almeno sei vittime. Secondo i dati raccolti dall’Onu, gli attacchi hanno spinto 240 mila persone a lasciare le loro case, il peggior esodo dall’offensiva delle scorsa primavera sui sobborghi orientali di Damasco. Ora è Idlib l’obiettivo, l’ultimo capoluogo di provincia ancora controllato dai ribelli. Ieri, con l’appoggio dei raid, le forze governative hanno ripreso la località strategica di Kfar Nabuda, conquistata e poi persa la scorsa settimana in una battaglia sanguinosa, che ha visto numerosi blindati dell’esercito distrutti dai missili anti-tank dei ribelli. Il fronte è difeso dal gruppo del cosiddetto Partito islamico turkmeno, composto in gran parte da jihadisti cinesi della minoranza uigura, e da Hayat al-Tahrir al-Sham, formazione guidata dall’ex comandante di Al-Qaeda Mohammed al-Jolani. Al-Jolani, originario del Golan siriano come dice il nome di battaglia, era stato inviato da Al-Baghdadi nel 2013 in Siria dall’Iraq, con lo scopo di preparare la nascita del califfato, ma è poi entrato in contrato con il leader dell’Isis e ha anche allentato i legami con la stessa Al-Qaeda.
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