Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Il calciatore Antoine Griezmann contro l'omofobia Commento di Stefano Montefiori
Testata: Corriere della Sera Data: 24 maggio 2019 Pagina: 22 Autore: Stefano Montefiori Titolo: «Griezmann: lascio il campo se sento frasi omofobe»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 24/05/2019. a pag.22, con il titolo "Griezmann: lascio il campo se sento frasi omofobe" il commento di Stefano Montefiori.
La difesa dei diritti civili non ha confini, come dimistra l'intervista di Stefafano Montefiori a Antoine Griezmann. La segnaliamo volentieri ai nostri nostalgici del Medio Evo, non è mai troppo tardi rinsavire e scoprire i valori della modernità
Stefano Montefiori
Antoine Griezmann
«Basta con l’omofobia nel calcio», dice Antoine Griezmann in coper-tina di Têtu, la storica rivista Lgbt+ francese. L’at-taccante campione del mondo con i Bleus, 28 anni, sposato con una figlia, eterosessuale, ha deciso di impegnarsi per i compagni vittime di discriminazioni. L’uomo dei quattro gol ai mondiali di Russia denuncia il machismo che continua a regnare tra il pubblico, negli spogliatoi e sul terreno di gioco. E promette: «A questo punto, se sento di nuovo un giocatore pronunciare frasi omofobe durante un match, credo che inter-romperò la partita e uscirò dal campo». La minaccia di Griezmann è senza pre-cedenti. Da tempo molte voci chiedono ai calciatori di smettere di giocare da-vanti a episodi di discri-minazioni (Liliam Thuram lo domanda di fronte ai cori razzisti contro i gio-catori neri), ma nessuno ha mai preso una decisione simile. Il silenzio sull’omosessualità nel calcio di alto livello è stato già rotto in passato, per esempio nel 2012 dall’altro campione del mondo Olivier Giroud, ma stavolta Griezmann evoca lo stop immediato alla partita. «Se qualche giocatore farà coming out, voglio che sappia che c’è qualcuno su cui potrà contare: me — aggiunge Griezmann —. Io sarò al suo fianco, perché per opporci a questo fenomeno dobbiamo par-larne. Bisogna ripetere che l’omofobia non è un’opinione, ma un delitto». Il tabù del rapporto tra omosessualità e mondo del calcio venne rotto per la prima volta nel settembre 2002 quando la star David Beckham accettò di posare in copertina per la rivista gay britannica Attitude, rivendican-do non una propria omosessualità ma la soddisfazione di avere molto seguito tra i gay. All’epoca quella mossa sembrò una svolta capace di abbattere le barriere, ma invece il gesto di Beckham rimase isolato. Un anno fa il campione della Roma Radja Nainggolan ha detto a una tv belga che «i calciatori non possono rivelare di essere gay, se lo fanno sono finiti. È troppo pericoloso per la carriera. Il mondo del calcio ha codici precisi e i suoi riti, come le auto sportive e le belle donne». Griezmann, non nuovo all’impegno sociale, ha partecipato in passato a campagne contro le violenze sulle donne.
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