Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
In Israele l'archivio di Franz Kafka Commento di Paolo Di Stefano
Testata: Corriere della Sera Data: 18 aprile 2019 Pagina: 23 Autore: Paolo Di Stefano Titolo: «L'archivio di Kafka, caso kafkiano»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 18/04/2019, a pag. 23, con il titolo "L'archivio di Kafka, caso kafkiano", il commento di Paolo Di Stefano.
Paolo Di Stefano
Franz Kafka
L’aggettivo più ovvio con cui si può defi-nire l’affaire delle carte di Franz Kafka è… indovinate un po’: kafkiano. Almeno da quando lo scrittore praghese nel 1924, ormai malato di tisi, consegnò i suoi autografi (racconti, romanzi, diari, lettere, disegni, bozze…) all’amico Max Brod con la richiesta che venissero non letti e bruciati alla sua morte. Il tradimento di Brod è stato provvidenziale per la Letteratura, visto che Franz in vita aveva pubblicato solo alcuni racconti (su rivista) e La metamorfosi. Tra il 1925 e il 1935 videro la luce, postume, grandi opere incompiute come Il processo, Il Castello e America. Nel 1939 Brod, in fuga dal nazismo, portò con sé in Palestina valigie preziose. Qui si mise al lavoro e pubblicò quel che poteva, sia pure con scarso scrupolo filologico. Fatto sta che alla sua morte, nel 1968, quel «tesoro» finì a Tel Aviv, negli armadi del-la segretaria di Brod, Esther Hoffe. Rivendica-zioni, cessioni sottobanco, misteri inspiegati e dispersioni hanno via via accresciuto il tasso di «kafkianesimo» della vicenda, assurta a caso giudiziario internazionale. Le parti in gioco? Numerose: Eva e Ruth, le due figlie di Esther (morta nel 2007), l’archivio letterario di Marbach in Germania, la Biblioteca Nazionale di Gerusalemme, detentrice delle carte in quanto «beni culturali appartenenti al popolo ebraico», secondo una sentenza della corte suprema israeliana. Ora c’è una novità che riguarda un altro cospicuo corpus kakfiano, quello conservato nei caveau dell’Ubs di Zurigo, su cui si dibatte da decenni: sono altri inediti la cui provenienza è ignota. Ebbene, il tribunale distrettuale elvetico ha stabilito che quei materiali spettano a Israele. Dunque dovrebbero kafkianamente raggiungere il grosso dell’archivio kafkiano.
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