Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Arabia Saudita sotto attacco dei media: oggi con il pretesto del calcio Commento di Giordano Stabile
Testata: La Stampa Data: 04 gennaio 2019 Pagina: 7 Autore: Giordano Stabile Titolo: «Per le saudite conquiste e contraddizioni»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 04/01/2019, a pag. 7, con il titolo "Per le saudite conquiste e contraddizioni" il commento di Giordano Stabile.
I giornali italiani attaccano oggi l'Arabia Saudita, dopo aver sempre ignorato i regimi islamici barbari caratterizzati dalla obbedienza alla Sharia. quella di Giordano Stabile è la cronaca più equilibrata.
Ecco l'articolo:
Giordano Stabile
Le riforme di Mohammed bin Salman cominciano ad avere i primi effetti, soprattutto nelle relazioni sociali, ma la condizione delle donne in Arabia Saudita resta difficile, con contraddizioni stridenti. Le saudite ora possono guidare, praticare sport, assistere a concerti ed eventi. Molte attiviste, però, restano in carcere per essersi battute a favore di questi diritti.
Mohammed bin Salman
Le riforme volute da Mbs si scontrano con due cardini dell’islam wahhabita. Sono il «wali», il guardiano di famiglia, e il concetto di «khalwa», la promiscuità illecita fra uomini e donne: anche per questo allo stadio le donne hanno settori riservati. Il principe e Re Salman non possono abolirli in blocco, vista l’opposizione degli ulema, i religiosi che vegliano sull’ortodossia del Regno. Li hanno però indeboliti con una serie di decreti. I più importanti sono quello del settembre 2017, che ha autorizzato le donne a guidare, e dell’aprile del 2017, che ha abolito l’obbligo del consenso da parte del «guardiano» nelle decisioni che riguardano la vita della donna, a meno che non ci sia una «norma di legge esplicita» a imporlo. L’interpretazione dei decreti è stata ampia, come confermano fonti diplomatiche occidentali: «Oggi le saudite escono da sole, vanno al cinema, possono arruolarsi nell’esercito, sono state nominate a posti importanti nel governo. E hanno di fatto la possibilità di ottenere un passaporto e viaggiare all’estero senza il consenso del guardiano», prima impensabile. «Alla gara di Formula E di metà dicembre si è vista una partecipazione femminile massiccia – continua la fonte -. Questi eventi incoraggiano le aperture e in questo senso anche la partita di Gedda è un fatto positivo, come in fondo i Mondiali in Russia».
La strada è però ancora lunga. Nell’indice 2017 delle pari opportunità del World economic forum l’Arabia Saudita è 138esima su 144 Paesi considerati. Human Rights Watch denuncia forti discriminazioni sul lavoro, perché il consenso del guardiano è decisivo per ottenere posti retribuiti, e nell’educazione, dove vige ancora la separazioni fra sessi, anche all’Università. Mentre Amnesty International sottolinea come siano in carcere molte attiviste, a partire dalla 29enne Loujain al-Hathloul, protagoniste delle battaglie per il diritto alla guida e contro l’obbligo del «guardiano».
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