Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Turchia scatenata contro i kurdi Cronaca di Marta Ottaviani
Testata: La Stampa Data: 24 dicembre 2018 Pagina: 19 Autore: Marta Ottaviani Titolo: «Raid in Iraq contro i curdi, truppe schierate al confine siriano»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 24/12/2018 a pag.19 con il titolo "Raid in Iraq contro i curdi, truppe schierate al confine siriano" la cronaca di Marta Ottaviani.
La titolazione è ambigua, chi fa il raid contro i curdi? chi schiera le truppe al confine siriano? Soltanto leggendo con attenzione si evince che si tratta della Turchia di Erdogan.Così come alla fine del pezzo uno si chede perchè citare Netanyahu quando non viene riportato ciò che ha detto. Lo scriviamo noi in altra pagina di IC.
Marta Ottaviani
L a Turchia attacca le postazioni del Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, nel Nord dell’Iraq e si prepara per l’operazione di terra in Siria. L’obiettivo di Ankara è quello di liberare alcune zone a Est dell’Eufrate dalla presenza dello Ypg, il gruppo armato dei curdi siriani, che la Mezzaluna considera la diramazione siriana del Pkk e quindi un’organizzazione terrorista. La settimana scorsa, il presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan aveva annunciato un attacco «imminente» in Siria. La Casa Bianca aveva chiesto tempo. La decisione del presidente Donald Trump di ritirare le truppe dalla Siria ha colto di sorpresa tutti, per primo proprio Erdogan. L’operazione è stata sospesa, ma non annullata. Ai giornalisti ha detto che lui e il suo omologo americano «si sono trovati d’accordo su molti punti sul futuro della Siria». Il presidente Trump in un tweet ha parlato di una telefonata «lunga e produttiva». Nonostante la Turchia stia prendendo tempo sull’attacco, sta anche cercando di organizzarsi al meglio. Da dieci giorni, secondo fonti locali, Ankara sta ammassando truppe al confine, che, da quest’autunno, è sbarrato da un muro lungo oltre 700 chilometri. Lo schieramento si concentra su Manbij e Kobane, due località ancora nelle mani dello Ypg, che le ha liberate dall’assedio dell’Isis. Erdogan ha assicurato che le truppe turche si concentreranno sia sul terrorismo di matrice curdo-separatista, sia su quello jihadista. La critica di Macron La decisione di Trump è stata accolta con favore da Ankara. Lo stesso non si può dire dentro e fuori i confini Usa. Il generale, Jim Mattis, contrario al ritiro delle truppe americane dalla Siria, lascerà il suo posto alla guida del Pentagono il primo gennaio anziché a fine febbraio. Di fatto un’imposizione di Trump che lo sostituirà provvisoriamente con Patrick Shanahan, attuale sottosegretario alla Difesa e con un passato da manager della Boeing. Se l’Amministrazione è scossa dalle mosse di Trump, gli alleati sono stati presi in contropiede. Ieri Emmanuel Macron ha detto di «deplorare profondamente» la scelta Usa. Lo scontro con Netanyahu Per Ankara si scalda anche il fronte del Mediterraneo orientale, attorno all’Isola di Cipro che sui fondali custodisce cospicue riserve di gas naturale. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, che fa parte della «cordata greca» per le operazioni di esplorazione, ha risposto a una provocazione del presidente Erdogan, che accusava Israele di colpire chi è già a terra, ricordando le violenze perpetrate dalle armate turche ai danni dei civili a Cipro, nonché quelle sui curdi.
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