Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Budapest: il nuovo Museo della Shoah ha la memoria corta Cronaca di Francesco Iannuzzi
Testata: La Stampa Data: 09 dicembre 2018 Pagina: 19 Autore: Franncesco Iannuzzi Titolo: «Il nuovo Museo dell'Olocausto che assolve gli ungheresi»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 09/12/2018, a pag.19, con il titolo "Il nuovo Museo dell'Olocausto che assolve gli ungheresi" la cronaca di Francesco Iannuzzi.
Il nuovo Museo della Shoah a Budapest
Domande più che pertinenti sui criteri guida del nuovo museo nell'analisi di Francesco Iannuzzi, vedremo se i curatori ne terranno conto. Ci sono invece due aspetti che non condividiamo: 1. il continuo uso della parola 'olocausto' , quando ormai tutti dovrebbero essere informati che la parola è "SHOAH", La spiegazione è semplice: olocausto significa il sacrificio della propria vita in nome di qualcosa, un atto volontario, cioè il contrario di quanto è avvenuto. Shoah, ovvero 'distruzione', è quanto è la parola giusta. Purtroppo in Usa si continua ad usare olocausto, e il resto del mondo pedissequamente copia. 2. il riferimento a Soros, accostato all'antisemitismo, come se fosse proibito criticare qualcuno solo perchè ebreo. Soros finanzia iniziative che è più che lecito criticare, come avviene ad esempio in Israele, un paese dove Soros è persona non grata, in quanto finanzia le Ong israeliane la cui politica è la delegittimazione dello Stato di Israele. Antisemita anche il governo israeliano? Suvvia...
Il nuovo Museo dell’Olocausto di Budapest dovrebbe aprire nel marzo del 2019 in occasione del 75° Anniversario della deportazione degli ebrei ungheresi, ma sono molte le polemiche che precedono la sua apertura. Non ultimo il fatto che l’opera, costata 18 milioni di dollari, è pronta dal 2014. Israele e molte organizzazioni ebraiche contestano la decisione di minimizzare, all’interno della mostra, il ruolo dei governi ungheresi dell’epoca nella deportazione. Anche perché i rastrellamenti furono molto rapidi: dopo l’invasione da parte delle truppe tedesche nel marzo del 1944 565 mila ebrei ungheresi, nel giro di poche settimane, furono caricati sui treni blindati e portati nel campo di sterminio di Auschwitz. Tra i più critici su come è stato allestito il museo c’è il direttore della Biblioteca dello Yad Vashem di Gerusalemme, Robert Rozett: «C’è una forte tendenza in Ungheria oggi a presentare la deportazione degli ebrei ungheresi durante l’Olocausto come un crimine esclusivamente tedesco e, fatta eccezione per un piccolo gruppo di teppisti ungheresi, a ignorare il ruolo e la responsabilità delle autorità e della società ungherese». La difesa delle autorità Il governo Orban smentisce le accuse di aver voluto minimizzare le responsabilità del Paese e ha ricordato che stanzia 1,5 milioni di euro per combattere l’antisemitismo in Europa. Ma la battaglia del premier contro l’Università fondata a Budapest dal miliardario George Soros, ebreo di origini ungheresi, favorevole all’immigrazione, ha visto la capitale tappezzata di manifesti contro il magnate e ha fatto nascere sospetti di antisemitismo nei confronti dello stesso Orban. A questo si aggiunge il fatto che lo stesso premier ha annunciato, parlando in Parlamento, che l’apertura ufficiale del museo potrebbe slittare ancora, almeno fino a quando non cesseranno le polemiche su come è stato allestito. Questa «assoluzione» degli ungheresi fa seguito alla contestata legge polacca del marzo scorso che punisce con il carcere fino a tre anni chiunque parli di «campi polacchi» a proposito dei lager costruiti e gestiti dagli occupanti nazisti e anche chi attribuisca complicità a singoli polacchi nell’esecuzione della Shoah. In ogni caso, la Casa dei Destini, è un’opera imponente che si può vedere a più di un chilometro di distanza. Una gigantesca stella di David è sospesa tra due torri e segna l’ingresso della struttura fatta tutta in cemento e vetro.
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