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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
17.10.2018 Australia: 'Trasferiremo l'ambasciata a Gerusalemme'
Cronaca di Giordano Stabile

Testata: La Stampa
Data: 17 ottobre 2018
Pagina: 16
Autore: Giordano Stabile
Titolo: «Il premier: pronti a trasferire l'ambasciata a Gerusalemme»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 17/10/2018, a pag.16, con il titolo "Il premier: pronti a trasferire l'ambasciata a Gerusalemme" il commento di Giordano Stabile.

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Giordano Stabile

L’Australia è pronta a seguire gli Stati Uniti, a trasferire la sua ambasciata a Gerusalemme e a riconoscere la Città Santa come capitale di Israele. L’intenzione è stata comunicata dal nuovo premier australiano Scott Morrison al collega Benjamin Netanyahu in una telefonata. Ma l’artefice della svolta è l’ex ambasciatore Dave Sharma, impegnato in una difficile campagna per conquistare un seggio in parlamento, in un collegio dove la minoranza ebraica è molto forte.

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Per Netanyahu sarebbe un successo importante, perché finora soltanto il Guatemala ha seguito gli Stati Uniti e tutti gli alleati occidentali, a cominciare dagli europei, si sono finora rifiutati. Il momento è propizio. Morrison ha conquistato la leadership del Partito liberale e il posto di primo ministro lo scorso agosto, dopo aver scalzato Malcolm Turnbull. Sabato però ci saranno elezioni suppletive che potrebbero togliere la maggioranza al premier. Sharma, alleato chiave del primo ministro, è uno dei candidati in lizza, nel distretto di Wentworth, dove il 13 per cento della popolazione è di origine ebraica. Deve fronteggiare un indipendente, Kerry Phelps, convertito all’ebraismo, e il laburista Tim Murray.

“Un’opportunità per la pace”
Per questo Sharma ha sfruttato l’annuncio del premier in campagna elettorale. I suoi legami con Israele sono molto forti. Durante la sua missione di ambasciatore dal 2013 al 2017 ha stretto un ottimo rapporto con Netanyahu ed è riuscito a organizzare la prima visita di un premier israeliano in Australia, nel febbraio del 2017. Dopo l’annuncio di Trump, nel dicembre 2017, l’ambasciatore spingeva perché il suo Paese seguisse la stessa linea: «È una scelta che, anche se rischiosa, porta una opportunità per arrivare alla pace. Se non spostiamo l’ambasciata almeno dovremmo pensare di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele».

Sotto la precedente premiership però l’Australia si è astenuta all’Onu nel voto che ha condannato la scelta degli Stati Uniti. Con il nuovo premier Morrison Sharm potrebbe raggiungere il suo obiettivo. Morrison ha confermato che sta valutando entrambe le possibilità, e, in un’altra mossa sulla linea di Donald Trump, ha annunciato di voler rivedere l’adesione dell’Australia all’accordo sul nucleare con l’Iran. Il leader australiano ha però ribadito il suo appoggio alla soluzione “due popoli, due Stati” per arrivare alla pace fra israeliani e palestinesi.

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