Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Germania: ergastolo alla neonazista. Adesso è indispensabile chiarire collegamenti e appoggi Cronaca di Walter Rauhe
Testata: La Stampa Data: 12 luglio 2018 Pagina: 12 Autore: Walter Rauhe Titolo: «Germania, ergastolo alla neonazista Beate. Ma restano i misteri»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 12/07/2018, a pag.12, con il titolo "Germania, ergastolo alla neonazista Beate. Ma restano i misteri" la cronaca di Walter Rauhe.
E' una buona notizia l'ergastolo comminato alla neonazista Beate Zschaepe. Si tratta, adesso, di chiarire gli appoggi di cui ha goduto. Come nel film - che consigliamo a quanti ancora non lo hanno visto - "Lo Stato contro Fritz Bauer", che sottolinea come i quadri nell'amministrazione e nella giustizia in Germania fossero composti anche dopo la guerra principalmente da ex nazisti, anche oggi va chiarito il genere di legami e di ambiguità che esiste.
La locandina
Ecco l'articolo:
Walter Rauhe
Beate Zschaepe, l’ultima componente ancora in vita della cellula terroristica di estrema destra dei «Nazionalsocialisti clandestini» (Nsu) è stata condannata all’ergastolo. Dopo cinque anni e oltre 400 udienze, il tribunale di Monaco di Baviera ha condannato ieri la donna alla massima pena ritenendola colpevole dei 10 omicidi a sfondo razzista compiuti dal gruppo eversivo tra il 2000 e il 2007 nei confronti di otto immigrati turchi, un greco e di una poliziotta tedesca, ma anche della complicità nella pianificazione di 2 attentati e 15 rapine.
Beate Zschaepe
Il processo infinito Si chiude così uno dei più lunghi processi nella storia giudiziaria tedesca e una delle più misteriose ma anche scandalose vicende criminali della Germania del dopoguerra. La sentenza emessa nei confronti dell’unica componente femminile del gruppo, che ha sempre tenuto un ferreo silenzio e cambiato più volte gli avvocati, ha finalmente reso giustizia (con ritardo) alle vittime della lunga serie di omicidi e ai loro parenti. Per quasi un decennio infatti la cellula neonazista è riuscita a seminare sangue e terrore in giro per la Germania, assassinando ogni anno un immigrato straniero scelto a caso - in massima parte gestori di negozi alimentari - senza che la polizia riuscisse a mettere in collegamento i misteriosi omicidi, che allora la stampa popolare aveva ribattezzato come «delitti del kebab».
Le inchieste difficili Partendo dalla nazionalità straniera delle vittime, gli inquirenti avevano continuato a lungo a seguire la pista della criminalità organizzata, di una resa dei conti tra clan stranieri avversari e indagato su presunte attività illegali delle persone uccise. Mai a nessuno, non alle forze dell’ordine, non alle procure e nemmeno ai servizi segreti, era venuto in mente che dietro a tutti gli omicidi potessero nascondersi gli stessi autori o terroristi di destra. E questo nonostante la pistola utilizzata per i delitti fosse sempre la stessa. Non solo: gli agguati avevano sempre avuto una dinamica identica e anche per la loro fuga gli assassini utilizzavano sempre una bicicletta. Eppure, nonostante questi particolari, gli inquirenti hanno sospettato a lungo di amici e parenti delle vittime. Un’offesa e una figuraccia per la quale Angela Merkel in persona ha chiesto scusa ufficialmente.
Il gruppo terroristico La matrice neonazista di questa lunga serie di omicidi venne a galla per caso, nel 2011, dopo una tentativo di rapina fallito. Quel giorno, i co-fondatori della Nsu Uwe Mundlos e Uwe Böhnhardt, si tolsero la vita e la loro compagna e complice Beate Zschaepe diede a fuoco il loro covo, un appartamento di Zwickau in Turingia. Fu proprio nei ruderi della casa che la polizia trovò i primi indizi, alcune prove dei delitti e un macabro video nel quale il terzetto, utilizzando la musica del cartone animato Pantera Rosa, rivendicava la serie di assassinii e attentati.
I misteri rimasti Anche cinque anni di processo non sono bastati a sciogliere tutti gli interrogativi. Alla fine i condannati sono solo Beate Zschaepe e altri 4 fiancheggiatori, ritenuti colpevoli di aver fornito alla cellula terroristica l’arma e una serie di appartamenti dove nascondersi. Avvolto nel più assoluto mistero il ruolo dei servizi segreti della Turingia, Sassonia e della Baviera che per lungo tempo erano riusciti a infiltrare alcune talpe negli ambienti eversivi di estrema destra e che, secondo varie testimonianze, sarebbero venute al corrente dei piani criminali del terzetto senza informare i vertici dell’intelligence, oppure - cosa ancora più grave - senza che i servizi segreti avessero informato la polizia.
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