Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Israele e Giordania: frontiere chiuse ai profughi dalla Siria Cronaca di Giordano Stabile
Testata: La Stampa Data: 03 luglio 2018 Pagina: 12 Autore: Giordano Stabile Titolo: «Siria, 270.000 profughi ai confini con Israele»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 03/07/2018, a pag.12 con il titolo "Siria, 270.000 profughi ai confini con Israele" il servizio di Giordano Stabile.
Ma la domanda vera è perchè Assad può continuare indisturbato a commettere stragi, con la complicità di Iran e Russia. Invece di chiedere di aprire i confini ai paesi vicini è Assad che va fermato. Le aprole della direttrice di Amnesty International sono solo chiacchiere.
Giordano Stabile
Una città di tende, baracche, pezzi di lamiera appoggiati uno sopra l’altro è sorta all’improvviso, nel giro di pochi giorni ed è cresciuta a dismisura, 10, 30, 70 mila abitanti. Migliaia di famiglie che premono al posto di frontiera di Nassib, il più importante fra Siria e Giordania, preso d’assalto dalle truppe di Bashar al-Assad. È l’ultima crisi umanitaria siriana, dopo quelle nelle province di Homs, Aleppo, che negli anni scorsi hanno creato milioni di profughi. Ora è la volta della provincia di Daraa, nel Sud-Ovest del Paese, un triangolo strategico a cento chilometri da Damasco e incuneato fra il confine giordano e le Alture del Golan. Dopo la conquista della Ghouta orientale, era il principale obiettivo del raiss. L’offensiva, cominciata 10 giorni fa, è andata spedita, con decine di villaggi e cittadine riconquistati. Oltre metà dell’area è ora nelle mani del regime ma 270 mila persone sono rimaste senza casa, in fuga. La Giordania ha accolto soltanto una dozzina di bambini, con gravi ferite, che saranno curati e poi rimandati in Siria. L’esercito israeliano ha fornito tende, cibo, medicinali e ha evacuato alcuni feriti, civili. Ma sia la Giordania che Israele hanno detto chiaramente che «non accoglieranno profughi». Crisi e rischio jihadisti Il governo di Amman, contestato per le misure di austerità imposte dalla crisi e dal Fondo monetario, già non sa come fronteggiare le esigenze di 670 mila rifugiati siriani, che affollano immensi campi profughi, come quello di Zaatari, quasi centomila persone in due chilometri quadrati. Il regno hashemita, come Israele, teme però anche infiltrazioni di jihadisti. La provincia di Daraa era controllata dall’Esercito siriano libero ma anche dal gruppo islamista Hayat al-Tahrir al-Sham. Le difese ribelli sono state travolte dai raid dell’aviazione siriana e russa e dalle avanguardie corazzate della Quarta divisione meccanizzata e dell’unità d’élite Qawat al-Nimr, le Tigri. Assad vuole chiudere la partita in poche settimane. Dopo la provincia di Daraa toccherà a quella di Quneitra, adiacente al Golan, dove Israele ha già inviato rinforzi, compresi reparti corazzati. Ma la rapidità dell’avanzata ha sorpreso anche le organizzazioni umanitarie. «Ci aspettavamo al massimo 200 mila sfollati - ha ammesso Mohammed Hawari, portavoce dell’Agenzia Onu per i rifugiati in Giordania -, siamo già arrivati a 270 mila». Le Nazioni Unite hanno confermato che 70 mila sono al valico di Nasib, con «scarso accesso ad acqua e cibo», mentre le truppe governative sono arrivate ad appena tre chilometri. «Gli abitanti di Daraa sono in trappola, nel costante timore di essere colpiti - ha precisato Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International -: il confine giordano è l’unica strada verso la salvezza». Ma Amman, fino a ieri sera, sembrava irremovibile.
Per inviare alla Stampa la propria opinione, telefonare: 011/65681, oppure cliccare sulla e-mail sottostante