sabato 07 febbraio 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



Clicca qui






La Stampa Rassegna Stampa
20.06.2018 Incontro Netanyahu-Abdallah di Giordania, si discute del piano Usa per la pace
Cronaca di Giordano Stabile

Testata: La Stampa
Data: 20 giugno 2018
Pagina: 13
Autore: Giordano Stabile
Titolo: «Netanyahu dal re giordano con il piano di pace Usa»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 20/06/2018, a pag. 13, con il titolo "Netanyahu dal re giordano con il piano di pace Usa", il commento di Giordano Stabile.

Immagine correlata
Giordano Stabile

Il primo incontro ufficiale fra Benjamin Netanyahu e Re Abdallah di Giordania dopo quattro anni dà il via a un tour de force diplomatico per aprire la strada al piano di pace americano per il Medio Oriente, «l’accordo del secolo» nelle ambizioni di Donald Trump. Al summit di lunedì sera è seguito subito, ieri pomeriggio, l’incontro del sovrano giordano con l’inviato speciale della Casa Bianca Jason Greenblatt e il consigliere, nonché genero del presidente, Jared Kushner. Re Abdallah ha un ruolo decisivo in questa difficilissima partita. Il re hashemita, discendente diretto del Profeta, è il «protettore» dei luoghi santi musulmani di Gerusalemme. Netanyahu ha ribadito il suo impegno «a mantenere lo status quo» per quanto riguarda la Spianata delle moschee, Monte del Tempio per gli ebrei, dove sorgono la moschea di Al-Aqsa e la Cupola della Roccia. Rimarranno cioè sotto il controllo amministrativo di una fondazione religiosa, Waqf, che fa a capo alla Giordania.

Immagine correlata
Benjamin Netanyahu con il re di Giordania Abdallah

È un punto imprescindibile per Abdallah. Il sovrano è alle prese con una crisi economica che ha portato alle più imponenti proteste di piazza dal 2011. Dopo un vertice di urgenza alla Mecca, il 10 giugno, ha incassato la promessa di aiuti per 2,5 miliardi da parte di sauditi ed emiratini e in cambio ha accentuato i toni anti-Iran. Perché, oltre che sulla questione palestinese, a Israele e agli alleati del Golfo preme mantenere l’allineamento della Giordania contro il fronte sciita, incrinato dopo l’incontro fra lo stesso Abdallah e il presidente iraniano Hassan Rohani a Istanbul. Netanyahu non a caso era accompagnato dal capo del Mossad Yossi Cohen e dal consigliere militare Eliezer Toledano. Fra i punti in discussione c’era anche l’apertura dello spazio aereo giordano ai jet israeliani che compiono raid contro le milizie filo-iraniane in Siria.
L’ultimo summit ufficiale Netanyahu-Re Abdallah si era tenuto nel 2014, ma i due leader si erano visti in segreto ad Aqaba nel 2016, durante il tentativo di mediazione dell’ex segretario di Stato John Kerry. Ora la mediazione è nelle mani di Kushner e Greenblatt. Dopo Amman faranno tappa in Egitto, Qatar e Arabia Saudita. L’obiettivo è presentare il piano di pace alla fine del tour ma le distanze fra Israele e i palestinesi sono abissali.

Offerta e controfferta
Secondo indiscrezioni di Al-Fatah e media arabi, il piano offre ai palestinesi soltanto metà Cisgiordania e Gaza, cioè «l’11 per cento della Palestina storica». Abu Mazen ha fatto una controfferta per «uno scambio di territori», lungo la linea del 1967, che porterebbe alla cessione a Israele «del 6,5 per cento della Cisgiordania», ma non certo della metà.

 

Per inviare la propria opinione alla Stampa, telefonare: 011/65681 oppure cliccare sulla e-mail sottostante


direttore@lastampa.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT