Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Vladimir Putin in Medio Oriente Commento di Giordano Stabile
Testata: La Stampa Data: 23 maggio 2018 Pagina: 14 Autore: Giordano Stabile Titolo: «Netanyahu-Putin, messaggio all’Iran: 'Via le truppe dalla Siria'»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 23/05/2018, a pag. 14, con il titolo "Netanyahu-Putin, messaggio all’Iran: 'Via le truppe dalla Siria' ", il commento di Giordano Stabile.
Giordano Stabile
Vladimir Putin
Una frase sibillina di Putin durante il suo ultimo incontro con il presidente siriano Al-Assad, giovedì scorso, ha spiazzato la dirigenza iraniana. «Visti i successi dell’esercito siriano contro il terrorismo – ha detto lo Zar mentre accoglieva l’alleato a Sochi -, le forze armate straniere dovrebbero lasciare la Siria». Dietro lo schermo diplomatico si celava una richiesta esplicita a Teheran. «Truppe straniere» ce ne sono molte sul territorio siriano, anche senza invito da parte di Damasco, a cominciare da quelle americane, francesi, turche. Ma dalla formulazione della frase era evidente che Putin si riferiva alle forze che combattono a fianco del regime. E infatti è arrivata la risposta piccata del portavoce del ministro degli Esteri iraniano, Bahram Qassemi: «Finché lo chiederà il governo siriano, l’Iran continuerà a sostenere il Paese. Sono quelli entrati senza permesso a doversene andare».
È stata la prima manifestazione di una frattura tra gli interessi strategici russi e iraniani. Putin vuole restare in Siria, con Assad al potere, ma senza andare allo scontro con Israele. Il 9 maggio, dopo la solenne parata per la vittoria sulla Germania nazista, ha avuto un lungo incontro con Netanyahu. Il rapporto fra i due è di lunga data. Il premier israeliano ha chiesto mano libera per i raid contro i Pasdaran e pressioni su Teheran perché si ritiri il più lontano possibile dal Golan. Sul primo punto è stato accontentato subito. Russia e Israele hanno dal 2015 un «centro di coordinamento» per evitare scontri diretti fra le loro forze aeree. Ora il «protocollo» è più favorevole agli israeliani, che possono attaccare con un semplice preavviso, senza specificare gli obiettivi, secondo quando riportato da media israeliani.
Il debutto degli F-35 La notte stessa fra il 9 e il 10 maggio l’aviazione israeliana ha prima attaccato una base iraniana a Sud di Damasco, poi effettuato decine di raid su tutto il territorio, dopo che i Pasdaran o una milizia alleata avevano lanciato razzi verso il Golan. Ieri il comandante delle Forze aeree Amikam Norkin ha rivelato che quella notte sono stati distrutti «20 obiettivi iraniani» e postazioni dell’anti-aerea siriana che aveva «lanciato 100 missili» contro i cacciabombardieri con la stella di David. All’attacco hanno partecipato anche i nuovi F-35 invisibili ai radar. I jet di produzione americana, sotto insegne israeliane, hanno così avuto il loro battesimo del fuoco in Siria, come già i Su-57 russi, la risposta di Putin ai caccia «stealth» occidentali.
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