Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Repubblica. il titolo non riflette il testo Il commento di Alberto Flores d’Arcais è corretto
Testata: La Repubblica Data: 05 marzo 2018 Pagina: 22 Autore: Alberto Flores d’Arcais Titolo: «Netanyahu e Trump provano a dimenticare assieme i loro guai»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 05/03/2018, a pag. 22, con il titolo "Netanyahu e Trump provano a dimenticare assieme i loro guai", il commento di Alberto Flores D'Arcais.
Informa correttamente, il commento di Alberto Flores D'Arcais, che però viene presentato dalla redazione di Repubblica con un titolo fuorviante che allude a "guai" di Benjamin Netanyahu e Donald Trump. Di questi supposti "guai" l'articolo non fa cenno, ma il pregiudizio redazionale del quotidiano romano è sufficiente a produrlo.
Ecco l'articolo:
Alberto Flores D'Arcais
§ Donald Trump con Benjamin Netanyahu
Un viaggio a Washington e il quinto incontro (in un anno) con il presidente Donald Trump. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu prova a lasciarsi alle spalle una difficile situazione interna (con le accuse di corruzione per lui e la moglie, nella foto) e le polemiche su possibili elezioni anticipate, andando in quegli Stati Uniti dove è cresciuto adolescente, dove ha studiato, dove ha molti amici (anche politici) e si sente a casa. Oggi incontrerà alla Casa Bianca il presidente Usa: per parlare di Iran, della situazione in Siria e in Medio Oriente e soprattutto per ringraziarlo personalmente della decisione di trasferire l’ambasciata americana («nella mia conversazione con il presidente voglio ringraziarlo per il trasferimento della sede diplomatica Usa a Gerusalemme, nel 70° anniversario della fondazione dello Stato di Israele»). «A nome di tutti i cittadini di Israele perseguirò tre obiettivi: la sicurezza, la pace e la prosperità economica per la nostra nazione», ha dichiarato il premier di Israele prima di salire sull’aereo che lo ha portato nella capitale degli Stati Uniti. Domani Netanyahu salirà anche alla tribuna dell’Aipac (il comitato americano per le politiche a favore di Israele) e a seguire avrà diversi incontri con membri del Senato e deputati della Camera dei rappresentanti a Capitol Hill. Una visita che (almeno da un punto di vista mediatico) farà molto bene sia a lui sia a The Donald, alle prese con le turbolenze interne alla Casa Bianca.
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