Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Davide Frattini attacca Israele e il suo governo... ... scrivendo di 'ultradestra' e 'colonie'
Testata: Corriere della Sera Data: 13 febbraio 2018 Pagina: 10 Autore: Davide Frattini Titolo: «Israele valuta l’annessione delle colonie»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 13/02/2018, a pag. 10, con il titolo "Israele valuta l’annessione delle colonie", il commento di Davide Frattini.
Sarebbe da elogiare la prudenza e la saggezza con cui Israele sta affrontando il pericolo iraniano, senza rispondere con attacchi a fondo alle provocazioni ma colpendo finora soltanto obiettivi mirati in modo chirurgico. Qualunque altro Stato avrebbe agito in modo molto più immediato e scomposto.
Davide Frattini, però, anziché sottolineare tutto questo preferisce attaccare Israele e il suo governo, definito di "ultradestra" e descritto come desideroso soltanto di annettere le "colonie". Un commento pieno di disinformazione e di un linguaggio ostile allo Stato ebraico.
Ecco l'articolo:
Davide Frattini
Il vuoto di iniziative diplomatiche per far sedere insieme gli israeliani e i palestinesi sembra riempito dall’esuberanza dell’ultradestra di lotta e di governo. Ieri il parlamento israeliano avrebbe dovuto discutere una legge per annettere le colonie in Cisgiordania. Il dibattito è stato rinviato su pressione di Benjamin Netanyahu (nella foto) anche per non «infastidire» — come ha spiegato lui — l’alleato americano. Il premier sa però di dover tranquillizzare, per garantirsi la stabilità della coalizione, i deputati e i ministri che spingono per una svolta: il suo partito Likud ha già votato qualche mese fa una mozione per sostenere «l’applicazione della legge e della sovranità israeliane in tutte le aree liberate dove sorgono insediamenti». In sostanza, l’annessione degli insediamenti e delle terre palestinesi su cui sono stati costruiti.
Benjamin Netanyahu
Così Netanyahu rassicura: «Da mesi stiamo discutendo con gli americani questa possibilità. Dobbiamo però coordinarci con loro e deve essere un’iniziativa del governo perché avrebbe una portata storica». E riesce a «infastidire» ancora di più la Casa Bianca che nega: «Tutto falso». I territori arabi sono stati catturati nella guerra del 1967. La Cisgiordania è sotto la giurisdizione militare, mentre i quasi 400 mila coloni che vivono in mezzo a oltre 3 milioni di palestinesi rispondono alle leggi civili israeliane. Le alture del Golan, conquistate ai siriani, sono state annesse nel 1981, decisione che la comunità internazionale non riconosce. Donald Trump, il presidente Usa, ha promesso «l’accordo di pace definitivo», ma nell’intervista al quotidiano Israel Hayom è sembrato scoraggiato fino ad avvertire gli israeliani («Le colonie complicano la ricerca di un’intesa») e i palestinesi: «Una follia se non cogliessero questa occasione». Netanyahu non ha mai smentito il discorso tenuto all’università Bar Ilan nel 2009 in cui accettava la soluzione dei due Stati. Ma non incontra il leader palestinese Abu Mazen dall’aprile del 2014: i negoziati più che congelati sembrano ibernati.
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