Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Migranti: la polizia salga sulle navi delle Ong Per contrastare una situazione di illegalità diffusa
Testata: Corriere della Sera Data: 01 giugno 2017 Pagina: 21 Autore: la redazione del Corriere della Sera Titolo: «'La polizia salga sulle navi delle Ong'»
Riprendiamo dalCORRIERE della SERAdi oggi, 01/06/2017, a pag. 21, la breve 'La polizia salga sulle navi delle Ong'.
Per poter contrastare il traffico di uomini, è indispensabile che la polizia italiana possa salire sulle navi delle Ong per fare accertamenti. In questo modo sarebbe ridotta una situazione di illegalità che oggi è molto diffusa, con le imbarcazioni delle Ong che sostituiscono la funzione dello Stato italiano.
Ecco la breve delCorriere:
Una imbarcazione di migranti
«Bisogna trovare un punto di equilibrio tra soccorso e lotta ai trafficanti». Lo afferma il procuratore nazionale Antimafia e antiterrorismo, Franco Roberti, in un’audizione al Comitato Schengen. E rilancia la richiesta avanzata dal procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro: a bordo delle navi delle Ong devono poter salire ufficiali di polizia giudiziaria per fare gli accertamenti, «come condizione per poter operare», altrimenti non si contrastano i trafficanti di uomini. Il procuratore nazionale chiarisce cosa avviene quando i barconi partono dalla Libia.
«Si staccano dalle coste — dice Roberti — e subito trovano a raccoglierli le navi delle Ong, che svolgono una funzione supplente di quella governativa. Oggettivamente, al di là di possibili connivenze con i trafficanti, fanno un lavoro necessario. Il punto è che le Ong dovrebbero accettare di adeguarsi alle linee guida che noi abbiamo pubblicato, accettando di far salire a bordo un ufficiale di polizia giudiziaria che, senza intralciare le operazioni di soccorso, possa fare il suo lavoro».
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