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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Repubblica delle donne Rassegna Stampa
27.05.2017 L'Israele dei religiosi al cinema: 'Un appuntamento con la sposa'
Recensione di Liana Messina

Testata: La Repubblica delle donne
Data: 27 maggio 2017
Pagina: 72
Autore: Liana Messina
Titolo: «Il mio strano, divertente matrimonio ebraico»

Riprendiamo dalla REPUBBLICA delle DONNE di oggi, 27/05/2015, a pag. 72, con il titolo "Il mio strano, divertente matrimonio ebraico", la recensione di Liana Messina.

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La locandina

MICHAL HA 32 ANNI e ha deciso che si deve sposare. Non importa che, a un mese dal giorno fatidico, il fidanzato la pianti in asso dicendole che non la ama: lei continua imperterrita i preparativi, sceglie la sala, il catering, spedisce inviti. Perché confida nell'aiuto del buon dio, che di sicuro le darà una mano a trovare un rimpiazzo. E a non mancare all'appuntamento.

Con un tono più leggero e ironico rispetto al precedente Fill the Void (in corsa come straniero all'Oscar 2012), Rama Burshtein ci racconta altri aspetti della comunità ebraica ultraortodossa, dove lei è entrata per scelta da adulta, a 25 anni. La protagonista di Un appuntamento per la sposa (nelle sale dall'8/6), proprio come la regista, è una vera forza della natura, creativa e indipendente, capace di mettere in discussione anche la propria fede. «La cosa che la spinge», ci spiega Burshtein, «è la fiducia nel bene che vince sempre sul male. Non è il matrimonio in sé come istituzione che le interessa, ma combattere la disperazione e fare trionfare l'energia positiva. Oggi nel mondo manca la speranza, è come se fossimo intrappolati nel dolore, senza reagire. Devi poter credere di farlo al 100%, per riuscire ad attraversare quel muro (Through the Wall è il titolo originale, ndr). E' un messaggio che spero arrivi soprattutto ai giovani».

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La regista Rama Burshtein

La forma di commedia le è sembrata la migliore per parlare di un tema tanto serio: «Ho pensato che il romanticismo potesse rendere tutto più "digeribile". E poi è un genere che mi somiglia». Cresciuta adorando Tarantino, Rama ha studiato alla Sam Spiegel Film School di Gerusalemme, ma dopo la conversione e il matrimonio si è dedicata principalmente alla famiglia e ai suoi quattro figli. L'amore per il cinema però non si è mai sopito: per vent'anni ha lavorato a film riservati solo a donne ebree ortodosse, haredi: «Non credevo avrei mai girato per un audience secolare, non mi interessava. Ma a un certo punto ho sentito che dovevo farlo, la comunità non aveva una voce propria e chiunque poteva raccontarci e interpretare il nostro mondo senza farne davvero parte». Nel suo prossimo futuro c'è probabilmente la tv: «Sento che è un mezzo che è cambiato totalmente. The Young Pope di Sorrentino mi ha entusiasmato. Mi piacerebbe avere 10 ore per raccontare un mio protagonista!».

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