Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Indossare il velo non è segno di libertà Commento di Dacia Maraini, velo, islam
Testata: Corriere della Sera Data: 21 marzo 2017 Pagina: 29 Autore: Dacia Maraini Titolo: «Indossare il velo non è segno di libertà»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 21/03/2017, a pag. 29, con il titolo "Indossare il velo non è segno di libertà", il commento di Dacia Maraini.
Dacia Maraini
Si discute sul velo: è un segno di libertà portarlo? Quanto sono libere le donne musulmane di non portarlo? Vorrei fare osservare che se un capo di abbigliamento diventa un simbolo, quell’indumento fa parte di una divisa. Quella testa coperta e fasciata vuol dire a chi la incrocia per strada: io sono musulmana. La frase più comune che si sente dire è questa: ogni donna è libera di vestirsi come vuole. Ma dal velo al burqa non mi risulta che una cristiana lo indossi. Quindi si tratta di una asserzione di fede. Che va benissimo. Ma non si dica che ogni donna è libera di vestirsi come vuole. Se fa parte di una comunità di credenti dovrà coprirsi per stare alle regole di quella comunità di appartenenza.
Poi naturalmente c’è chi si trucca, chi mette il velo senza nascondere del tutto i capelli, ma il simbolo rimane. Se si chiede a un musulmano osservante perché le donne portino il velo, la risposta anche troppo palese è: per non indurre in tentazione gli uomini. Quella copertura, anche solo della testa, ha un valore emblematico di negazione e censura. Copriti altrimenti susciti brama maschile. Solo di fronte al marito, ovvero il proprietario di quel corpo, la donna può mostrarsi in tutta la sua completezza. Sia chiaro: non ho niente contro il velo e chi lo porta, ma non diciamo che si tratta di una libera scelta e che esprime l’autonomia delle donne. Il velo è un segno di sottomissione, che lo si scelga o meno. Anche le suore lo usano, mi si dice, ma appunto, anche in quel caso si tratta di dichiarare l’appartenenza a un ordine religioso.
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