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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Venerdì di Repubblica Rassegna Stampa
23.09.2016 Treno veloce Gerusalemme-Tel Aviv: lavorare o no di Shabbat?
Commento di Fabio Scuto (con due errori)

Testata: Il Venerdì di Repubblica
Data: 23 settembre 2016
Pagina: 27
Autore: Fabio Scuto
Titolo: «Guerra dello Shabbat: l'ultimo atto è sul metrò»

Riprendiamo dal VENERDI' di Repubblica di oggi, 23/09/2016, a pag 27, con il titolo "Guerra dello Shabbat: l'ultimo atto è sul metrò", il commento di Fabio Scuto.

Due sono gli errori di Fabio Scuto in questo articolo: innanzitutto Netanyahu voleva la prosecuzione dei lavori anche di Shabbat, prosecuzione confermata dalla Corte Suprema. Inoltre i haredim in Israele non sono - come invece scrive Scuto - 1/3 della popolazione ma molti meno (circa il 15%). 

Ecco l'articolo:

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Fabio Scuto

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I lavori per la costruzione del tracciato ferroviario tra Gerusalemme e Tel Aviv

La scontro sullo Shabbat, la rigida osservanza del giorno di riposo ebraico come vorrebbero gli ebrei ultra-ortodossi, trova ogni mese un nuovo campo di battaglia. Ora sono in corso i lavori della metropolitana che collegherà Gerusalemme a Tel Aviv, liberando decine di migliaia di pendolari dalla schiavitù dell'auto o dei bus. Lavori di pubblica utilità, ma che per stare nei tempi devono essere eseguiti sette giorni alla settimana. Così sono insorti i rabbini che hanno sobillato i partiti religiosi nella Knesset per coinvolgere il premier Benjamin Netanyahu, minacciando conseguenze per la risicata maggioranza di governo.

Ne è nato uno scontro istituzionale — ministro dei Trasporti Yisrael Katz e opinione pubblica da un lato, premier e partiti ultra-ortodossi dall'altra — risolto da una sentenza della Corte Suprema che ha «bocciato» le richieste degli haredim. Negli ultimi venti anni il peso dei religiosi è molto cresciuto, insieme a quello demografico (sono 1/3 della popolazione), e il loro potere interdittorio è aumentato. A parte un breve periodo nel 2014, i partiti religiosi hanno sempre fatto parte della maggioranza, portando nel governo gli esclusivi interessi della loro comunità che gode di privilegi, aiuti di Stato a famiglie, gruppi religiosi, scuole talmudiche, buoni viaggio e l'esenzione dal servizio militare in un Paese dove ai giovani è richiesto un servizio di 36 mesi e 24 per le ragazze.

La maggioranza (degli uomini) non lavora e le famiglie vivono (spesso sfiorando l'indigenza) dei sussidi di Stato. Il rispetto totale dello Shabbat è una delle basi delle comunità haredim, ma mentre rabbini e «timorati di dio» si riuniscono e pregano in strada per la profanazione dello Shabbat, in tutto l'Israele «laico» si aprono mall, mercati del fresco, supermercati e ristoranti sette giorni su sette. E sono sempre tutti affollati.

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segreteria_venerdi@repubblica.it

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