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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
16.06.2016 Onu: c'è sempre una buona occasione per attaccare Gerusalemme
Il contagio dell'odio contro Israele

Testata: Il Foglio
Data: 16 giugno 2016
Pagina: 3
Autore: la redazione
Titolo: «Il contagio dell'odio contro Israele»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, a pag. 3, l'editoriale "Il contagio dell'odio contro Israele".

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L'Organizzazione Mondiale della Sanità
Il logo è neutrale, la realtà no

Nei corridoi del Palazzo di vetro dell’Onu, si sa, non c’è bersaglio preferito di Israele. Che sia una reprimenda del Consiglio di sicurezza, un report dell’Unesco che anziché dedicarsi alla preservazione del patrimonio archeologico decide di lasciarsi andare a pesanti commenti anti israeliani, o il lavoro di qualche bella commissione a guida saudita o iraniana, alle Nazioni Unite c’è sempre una buona ragione per attaccare Gerusalemme. E come ha scritto ieri sull’edizione americana del Wall Street Journal Janice Halpern, all’accanimento sembra non esserci mai fine.

Dei tanti organismi onusiani che di recente hanno criticato e sanzionato, attaccato e condannato Israele, uno mancava da qualche anno: l’Organizzazione mondiale della sanità. L’emergenza Zika imperversa in mezzo mondo ed è pronta a rovinare le Olimpiadi brasiliane, ricorda Halpern; i focolai di Ebola sono stati appena spenti in Africa occidentale, e la febbre gialla azzanna l’Angola.

L’Organizzazione deputata a vegliare sulle emergenze sanitarie nel mondo è davvero impegnata, ed è comprensibile, dunque, che non abbia avuto tempo di trattare del disastro umanitario nello Yemen martoriato dalla guerra, degli ospedali bombardati dal governo siriano o della crisi in Venezuela, dove non si trovano siringhe per le iniezioni. Ma nessuna emergenza planetaria ha impedito ai solerti funzionari onusiani di stilare un report particolare, l’unico dedicato a un solo paese, sulle “condizioni sanitarie” in quell’inferno che è Israele, certo peggiore di tutti i luoghi sopracitati, dove urge indagare la situazione dei, e qui citiamo, “territori palestinesi occupati” e delle “alture occupate del Golan”. L’Oms, che si occupa di prevenire le pandemie, sta contribuendo al contagio dell’odio.

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