Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
'Brutalità' in Israele? A causa del terrorismo palestinista E il cinema riflette la società nel suo insieme
Testata: Il Mattino Data: 16 maggio 2016 Pagina: 14 Autore: la redazione Titolo: «In due film le paure di Israele»
Riprendiamo dal MATTINO di oggi, 16/05/2016, a pag. 14, la breve "In due film le paure di Israele".
In una breve, che dovrebbe descrivere i film del Festival di Cannes,secondo il Mattino israeliani e arabi palestinesi sono immersi in "brutalità". Chi ha compilato la breve non ha evidentemente mai visitato Israele, un Paese di cui tutto si può dire fuorché che sia "brutale". E se di brutalità si deve parlare, allora deve rivolgersi al terrorismo palestinista. L'estensore della breve non sa che il cinema israeliano affronta tutti i temi che riguardano la società, anche quelli più seri e delicati, come i due proiettati al Festival. Ha poco senso anche la titolazione, Israele non ha 'paura', infatti viene registrato all' 11° posto tra i popoli più felici al mondo (l'Italia è al 55°).
Ecco la breve:
Tre donne israeliane
Ormai da una decina d'anni i cinefili più avvertiti scommettono regolarmente sul cinema israeliano come autentica voce nuova nel panorama internazionale. Adesso, grazie ai due film israeliani in gara la tendenza è confermata. "Beyond the mountains end the hills" di Eran Kolirin ha per protagonista un soldato che ritorna alla vita civile dopo più di 20 anni e finisce stritolato. "Ono week a day" di Asaph Polonsky mette in scena l'implosione di una famiglia a cui è morto il figlio.
Due storie private in cui l'ombra della guerra, la paura delle esplosioni, lo scontro tra israeliani e palestinesi non sono nemmeno più un'eco di fondo, un segno della brutalità in cui le comunità sono immerse.
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