Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Il pluriassassino Marwan Barghouti fa più paura a Ramallah che a Gerusalemme Commento di Davide Frattini
Testata: Corriere della Sera Sette Data: 15 aprile 2016 Pagina: 65 Autore: Davide Frattini Titolo: «Il Barghouti pensiero»
Riprendiamo da SETTE - CORRIERE della SERA di oggi, 15/04/2016, a pag. 65, con il titolo "Il Barghouti pensiero", il commento di Davide Frattini.
Davide Frattini
Marwan Barghouti
Lo chiamano «Napoleone» per la piccola statura e per le grandi ambizioni. Dalla sua cella è riuscito a rimanere il capopopolo più influente tra i palestinesi, il nome che ritorna sempre quando c'è da trovare un successore: prima a Yasser Arafat, adesso ad Abu Mazen. Condannato nel maggio 2004 a cinque ergastoli più quarant'anni con l'accusa di essere coinvolto negli omicidi di cinque israeliani, Marwan Barghouti continua a far sentire la sua voce attraverso gli articoli che scrive o le interviste che concede ai giornali internazionali.
Ad ascoltarlo sono anche i «nemici», gli israeliani, che ormai non considerano più il vecchio presidente Abu Mazen un interlocutore e potrebbero cercare alternative, un leader capace di controllare la violenza in Cisgiordania, così come l'aveva alimentata durante la seconda intifada. Le regole del carcere non gli danno la libertà di parola, una scelta confermata dalla Corte Suprema israeliana che ha bocciato la richiesta del quotidiano Haaretz di poter intervistare Barghouti. II giornale di Tel Aviv ha sostenuto nella petizione che le opinioni del capo dei Tanzim sono di interesse pubblico perché possono portare a una soluzione del conflitto.
I giudici hanno votato no, 2 contro 1, e sono interessanti le motivazioni della minoranza. Daphne Barak-Erez spiega che la decisione colpisce non solo la libertà di espressione di Barghouti — «e potrebbe essere giustificato considerati i crimini commessi» — ma limita anche la possibilità della stampa di ottenere e diffondere informazioni: «A essere danneggiati sono così diritti dei giornali e dei cittadini». Negli ultimi interventi pubblici —testi e risposte fatti circolare attraverso i suoi avvocati — Barghouti ha ripetuto che «la pace potrà arrivare solo nel giorno in cui finirà l'occupazione israeliana». Dalla cella — e dai contatti che può mantenere con gli altri palestinesi durante le due ore d'aria — preoccupa comunque di più i palazzi del potere a Ramallah che il governo israeliano. Chi vuole prendere il posto di Abu Mazen sa di dover fare i conti con la popolarità di «Napoleone».
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