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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
02.10.2015 La Russia bombarda in Siria, Romano Prodi si schiera con il sanguinario dittatore Assad, gelo Renzi-Mogherini
Due servizi di Maurizio Molinari

Testata: La Stampa
Data: 02 ottobre 2015
Pagina: 1
Autore: Maurizio Molinari
Titolo: «Obiettivi mirati in zone non Isis, Assad prepara l'offensiva di terra - Diserzioni, fughe e sconfitte sul campo: il disastro dei ribelli moderati filo-Usa»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 02/10/2015, a pag. 1-9, con il titolo "Obiettivi mirati in zone non Isis, Assad prepara l'offensiva di terra" e "Diserzioni, fughe e sconfitte sul campo: il disastro dei ribelli moderati filo-Usa", due servizi di Maurizio Molinari.

Sulla Repubblica, a pag. 8, Eugenio Scalfari intervista Romano Prodi su come fermare lo Stato islamico. Prodi afferma che "L'Is non si batte solo con i bombardamenti, anche Obama rafforzi l'esercito di Assad". Ecco con chi si schiera Prodi: con la Siria del macellaio Assad, e di conseguenza con l'Iran degli ayatollah e la Russia di Putin.

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Romano Prodi

Sul Corriere della Sera, a pag. 6, Paolo Valentino analizza le frizioni Renzi-Mogherini e scrive: "Italia esclusa dai vertici, poco lavoro di sponda: tra l'ex ministra e il premier che l'ha voluta a Bruxelles rapporti mai così tesi". Sarebbe ora di prendere provvedimenti contro Federica Mogherini, viste tutte le figuracce inanellate da quando è responsabile per la politica estera dell'Ue, per non citare quando è stata alla Farnesina. Anche Renzi, che pure l'ha voluta a Bruxelles, inizia ad accorgersi della sua scelta infelice. Era ora, anche se il danno ormai è fatto.

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Matteo Renzi e Federica Mogherini: mai prima d'ora così distanti

Ecco i due servizi di Maurizio Molinari:

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Maurizio Molinari

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Jet russi bombardano Talbiseh (Siria)

Jabal al-Akrad, Jisr al-Shughour, Mehardeh, Talbiseh: è la mappa degli obiettivi attaccati dai jet russi nelle ultime 48 ore a suggerire che il nemico del Cremlino è «Jaish al-Fatah», l’Esercito della Conquista. Si tratta di una coalizione di gruppi islamici ostili a Isis, nata in marzo e riuscita in breve tempo a catturare la provincia Nord-Occidentale di Idlib, incuneandosi fra Homs, Hama e Damasco - aree urbane ancora in mano al regime di Bashar Assad - e la costa alawita, dove si trovano le basi russe. La forza militare dell’Esercito della Conquista si deve al sostegno che la Turchia garantisce al suo gruppo meglio armato - «Ahrar al-Sham», Uomini liberi della Siria - ai missili anti-tank forniti da Arabia Saudita e Qatar, e alla convergenza tattica in molte aree con Jubhat al-Nusra, emanazione diretta di Al Qaeda.

Il campanello d’allarme
Se i miliziani dello Stato Islamico (Isis) controllano le regioni desertiche dell’Est attorno a Raqqa e i guerriglieri curdi dell’«Ypg» una fascia di territorio lungo il confine con la Turchia, l’Esercito della Conquista sta creando nella provincia di Idlib - 7000 kmq e 1,5 milioni di abitanti - un mini-Stato che inizia oltre il posto di confine di Bab al-Hawa, attraverso il quale la Turchia fa affluire ogni sorta di aiuti, e ha nella roccaforte di Jisr ash-Shugur la base avanzata da dove minaccia Latakia, ovvero la destinazione del ponte aereo russo. L’abilità con cui i miliziani dell’Esercito della Conquista hanno sfruttato la tempesta di sabbia di inizio settembre per impossessarsi dell’importante base aerea di Abu Zuhour - assediata da due anni - è stato il campanello d’allarme per il Cremlino. È infatti la mappa delle posizioni più avanzate di questi ribelli islamici a suggerirne la maggior pericolosità per il regime di Assad: da Jabal al-Akrad, nelle montagne attorno a Salma, minacciano Latakia, distante appena 30 km; da Talbiseh incombono sul centro di Homs; da Mehardeh, vicino Hama, bloccano l’autostrada che da Damasco porta ad Aleppo.

L’obiettivo di Abu Yahya al-Hamawi, 30enne comandante dell’Esercito della Conquista dopo l’uccisione in un attentato del fondatore Abu Khaled al-Soury, è di sfondare a Latakia e Homs, innescando la sollevazione delle popolazioni sunnite per creare un cuneo fra Damasco e la costa alawita capace di stritolare il regime. Gli Hezbollah, miliziani sciiti libanesi pro-Assad, hanno di fatto riconosciuto «Jaish al-Fatah» come interlocutore siglando in almeno tre occasioni accordi di cessate il fuoco a Zabadani, Fuaa e Kafraya, ovvero tre aree di feroci assedi nella stessa regione. La sospensione di ostilità è sempre durata solo poche ore ma si è trattato del primo reciproco riconoscimento fra le milizie sciite sostenute da Teheran e quelle sunnite appoggiate da Ankara-Riad-Doha, ovvero i Paesi della regione che combattono per procura in Siria, perseguendo disegni strategici contrastanti.

Arriva la fanteria
I raid russi puntano a rompere tale equilibrio di forze, schiacciando l’Esercito della Conquista nel ruolo di «gruppo terroristico», a causa della cooperazione con Al Nusra, per riconquistare la provincia di Idlib e blindare la continuità territoriale fra Damasco e Latakia. È dunque una sfida anzitutto ad Ankara e Riad. Per questo il premier turco Ahmet Davutoglu è il più aspro nel condannare l’intervento russo e il ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir si spinge a ipotizzare un’«opzione militare» se «Assad non lascerà il potere». Il Cremlino vuole sauditi e turchi dentro il nascente Gruppo di Contatto sulla Siria ma per Vladimir Putin non è una contraddizione: i raid aerei puntano a convincerli che i loro ribelli non hanno speranza di farcela e dunque è assai meglio negoziare sulla transizione.

E poiché la scuola militare russa crede nel ruolo di sfondamento della fanteria, dopo i raid è in arrivo l’offensiva di terra. Fonti militari parlano di «centinaia di soldati iraniani già a Damasco» che «assieme a siriani ed Hezbollah» si apprestano a intraprendere la «riconquista dei territori perduti». Grazie alla copertura aerea di Mosca.

Diserzioni, fughe e sconfitte sul campo: il disastro dei ribelli moderati filo-Usa

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Terroristi dello Stato islamico

«Nel loro primo raid in Siria, i russi hanno attaccato un gruppo di ribelli addestrato dalla Cia». È il senatore repubblicano John McCain a confermare quanto avvenuto a Talbiseh, a Nord di Homs, sulla base di «informazioni dirette che abbiamo nel posto» riportate da persone che hanno riferito di essersi trovate in una «situazione orwelliana».

Gruppi indipendenti
Talbiseh è un’area dove operano gruppi definiti «indipendenti» ed è verosimile che uno di questi sia quello che era legato alla Cia. Ciò spiega la brusca reazione di Ashton Carter, il capo del Pentagono, che ha definito i raid russi «benzina sul fuoco» imputando a Mosca anche «scarsa professionalità» nelle comunicazioni con Washington visto che l’avvertimento sugli attacchi in arrivo è stato dato con appena 60 minuti di anticipo da un diplomatico russo a Baghdad alla locale ambasciata Usa.

Il raid su Talbiseh è uno smacco per la Cia anche perché rivela che i gruppi ribelli sostenuti da Langley erano ben conosciuti tanto dal regime di Assad che dall’intelligence russa. Per gli 007 americani è un nuovo passo falso in Siria dopo il flop della «Divisione 30», l’unità addestrata e armata nelle basi della Turchia del Sud che appena inviata sul campo - a inizio settembre - è stata decimata da un agguato dei miliziani di Al Nusra, emanazione diretta di Al Qaeda, che hanno ucciso almeno 14 combattenti - incluso il comandante - sequestrandone altrettanti e catturando la loro base.

Il risultato di quel passo falso è stata l’ammissione da parte del generale Loyd Austin, capo del Comando Centrale delle truppe Usa a Tampa, in Florida, che «sono solo 4 o 5 i ribelli da noi addestrati al momento operativi in Siria». Un’affermazione, confermata nelle comunicazioni al Congresso Usa, che trasforma tali ribelli anti-Assad nei combattenti più cari di sempre in quanto l’amministrazione Obama ha stanziato 500 milioni di dollari, puntando ad addestrarne almeno 5400 nei primi 12 mesi. E non è finita qui perché, nell’ultima settimana, il comando di Tampa ha dovuto rivelare un altro passo falso: 70 ribelli addestrati dagli americani, appena trovatisi davanti ad Al Nusra hanno temuto di essere uccisi come quelli della «Divisione 30» e hanno scelto di non combattere, consegnando ai jihadisti 6 pick up con i relativi armamenti, ovvero il 25 per cento dell’equipaggiamento militare di cui erano in possesso.

Imbarazzo a Washington
Era dai tempi della Baia dei Porci a Cuba, la fallita invasione da parte degli esuli nel 1961, che la Cia non incorreva in simili passi falsi e la Casa Bianca si è trovata obbligata ad ammetterlo: «Il programma di addestramento dei ribelli anti-Assad non ha dato i risultati sperati dal presidente Obama».

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