Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Libano, scontri di piazza a Beirut: debito pubblico alle stelle, la spazzatura sommerge la città, sciiti contro sunniti Cronaca e commento di Maurizio Molinari
Testata: La Stampa Data: 24 agosto 2015 Pagina: 13 Autore: Maurizio Molinari Titolo: «Il caos dei rifiuti fa esplodere il Libano: migliaia in piazza, il governo in bilico»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 24/08/2015, a pag. 13, con il titolo "Il caos dei rifiuti fa esplodere il Libano: migliaia in piazza, il governo in bilico", cronaca e commento di Maurizio Molinari.
Maurizio Molinari
Beirut sommersa dai rifiuti
Proiettili di gomma contro sassi, bandiere con i cedri per sfidare la polizia ed un bilancio parziale di 35 feriti e dozzine di arresti: da 48 ore è battaglia nel centro di Beirut a causa della rivolta popolare contro l’immondizia non raccolta che rischia di far cadere il governo, gettando il Libano nel caos.
A oltre un mese dalla chiusura della maggiore discarica di Beirut, con la città disseminata di pile di rifiuti dati alle fiamme dalla popolazione, il malessere collettivo si è trasformato in rivolta nella notte di sabato. La scintilla è venuta dall’appello lanciato sui social da «You Stink» (Tu puzzi), un gruppo nato su Facebook. In migliaia si sono riversati nel centro della capitale e la polizia ha reagito sparando proiettili di gomma, e caricando i manifestanti con i cannoni ad acqua.
Ieri mattina le proteste sono riprese e questa volta i manifestanti hanno gridato «Dimissioni» alla volta del governo, accusando il premier Tamman Salam di «corruzione» e «soprusi». Al fine di calmare la rivolta l’ufficio del premier ha condannato «l’uso eccessivo» della forza e ha fatto sapere che oggi verrà reso noto il nome dell’azienda incaricata di raccogliere la spazzatura. Ma le assicurazioni non hanno svuotato le piazza e il premier si è trovato obbligato a rivolgersi alla Nazione, parlando in tv, assicurando che «se entro giovedì la crisi non sarà risolta il governo si dimetterà».
È stato un discorso teso perché, ha detto Salam, «questa vicenda è solo l’ultima pagliuzza capace di spezzare la schiena del cammello» in quanto «si somma all’incapacità del Parlamento di agire in materia finanziaria» rischiando di non poter pagare gli interessi sul debito – pari al 143% del Pil - precipitando nel default. «Il Libano è sul ciglio del baratro - ha detto Salam - potremmo diventare uno Stato fallito». Il motivo è politico: se Salam dovesse dimettersi a nominare il successore dovrebbe essere il presidente ma da 450 giorni la carica è vacante per la difficoltà di raggiungere un’intesa fra i maggiori partiti, evidenziata da un Parlamento scaduto e prorogato fino al 2017 per la «situazione di instabilità».
Il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah
Sunniti contro Hezbollah Alla base della paralisi politica c’è il duello fra il «Movimento Futuro», di Saad Hariri, leader dei sunniti, e gli Hezbollah sciiti di Hassan Nasrallah, sostenuti da opposti partiti cristiani. Tanto Hariri che Nasrallah sono nella coalizione di Salam, ma se il governo franasse potrebbero essere destinati ad una frattura dagli esiti imprevedibili, data la divisione esistente sul conflitto siriano che vede gli Hezbollah combattere a fianco del regime di Assad e i sunniti sostenere i ribelli. Le avvisaglie sulla possibile degenerazione armata arrivano da Sud, dove nel campo profughi palestinese di Ein-Hilwe, vicino Sidone, gruppi jihadisti sunniti hanno attaccato fedeli di Al Fatah in una ripetizione della dinamica che ha portato alla distruzione del campo di Yarmuk, vicino Damasco.
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