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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
09.07.2015 Il doppio standard dei paci-finti che strillano 'ponti, non muri!'
Nessuna protesta contro il muro protettivo che la Tunisia edifica al confine con la Libia

Testata: Corriere della Sera
Data: 09 luglio 2015
Pagina: 17
Autore: la redazione
Titolo: «Un muro anti-jihadisti tra la Tunisia e la Libia»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 09/07/2015, a pag. 17, la breve "Un muro anti-jihadisti tra la Tunisia e la Libia".

Sacrosanta la decisione della Tunisia di tutelarsi contro i terroristi libici con la costruzione di un muro di confine tra i due Paesi.
Come mai, però, questo muro non suscita indignazione in coloro che si professano "pacifisti", organizzano flotille in sostegno ai terroristi palestinesi e parlano di apartheid in Israele?
Si tratta di un muro difensivo, esattamente come quello che separa, in alcuni tratti, Israele dal West Bank.
Eppure non c'è nessuno che strilla sguaiatamente "Ponti, non muri!" accusando di discriminazione razziale la Tunisia. Perché questo perpetuo doppio standard di giudizio?

Ecco l'articolo:

Risultati immagini per tunisia libya border

Sarà costruito dall’esercito tunisino e verrà completato entro il 2015. La decisione di sigillare con un muro il «fianco» libico della Repubblica tunisina arriva a poche settimane dall’attacco jihadista di Sousse, che ha provocato 38 morti e colpito al cuore l’industria del turismo, Così Habib Essid, primo ministro tunisino, è andato in tv e ha annunciato la costruzione del muro. «I gruppi terroristici e criminali hanno in programma altri attentati con il fine di paralizzare l’economia del Paese», ha ribadito ieri Essid al parlamento, riunitosi in un’udienza straordinaria dopo la proclamazione dello stato di emergenza da parte del presidente della Repubblica Beji Caid Essebsi il 4 luglio scorso. Il premier ha spiegato che la Tunisia vive una situazione eccezionale, come dimostrano i pericoli e le minacce. Il «vallo di Essid avrà delle stazioni di controllo poste a intervalli regolari».

Per inviare la propria opinione al Corriere della Sera, telefonare 02/62821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


lettere@corriere.it

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