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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
26.01.2015 Fugge in Israele il giornalista del caso Nisman: 'Ero in pericolo'
Escluso il suicidio: è stato un omicidio

Testata: Corriere della Sera
Data: 26 gennaio 2015
Pagina: 19
Autore: la redazione
Titolo: «Fugge in Israele il giornalista del caso Nisman: 'Ero in pericolo'»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 26/01/2015, a pag. 19, la cronaca "Fugge in Israele il giornalista del caso Nisman: 'Ero in pericolo' ".


Damian Pachter                           Alberto Nisman

Il giornalista argentino che per primo ha divulgato la notizia dell'omicidio del procuratore federale Alberto Nisman si è rifugiato in Israele. 
«Ero seguito da giorni, temevo per la mia incolumità personale», avrebbe spiegato Damian Pachter del quotidiano in lingua inglese Buenos Aires Herald al «Foro de Periodismo Argentino», l'associazione locale dei giornalisti, prima di lasciare il Paese.

II cadavere di Nisman era stato rinvenuto una settimana fa, alla vigilia della sua deposizione davanti al Congresso in merito alle presunte coperture offerte dalla presidente Kirchner all'Iran per l'attacco terroristico contro il centro ebraico nel 1992. Intanto, si infittisce il giallo sulla morte di Nisman. Secondo il quotidiano Clarin, sarebbe stato ucciso da un colpo d'arma da fuoco sparato a distanza di 15-20 centimetri, escludendo così definitivamente l'ipotesi di un suicidio, avanzata in un primo momento dalla stessa Kirchner.
Ma la responsabile dell'inchiesta ha subito smentito il quotidiano di Buenos Aires. Intanto il governo ha confermato i suoi sospetti sull'ex capo dell'intelligence, rimosso proprio da Kirchner a dicembre, ed è finito sotto inchiesta anche la scorta del procuratore.

Per inviare la propria opinione al Corriere della Sera, telefonare 02/62821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante 


lettere@corriere.it

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