Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Catturata in Libano una delle mogli del Califfo Cronaca di Lorenzo Cremonesi
Testata: Corriere della Sera Data: 03 dicembre 2014 Pagina: 19 Autore: Lorenzo Cremonesi Titolo: «Moglie e figlia del Califfo agli arresti in Libano, il leader Isis è braccato»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 03/12/2014, a pag. 19, con il titolo "Moglie e figlia del Califfo agli arresti in Libano, il leader Isis è braccato", la cronaca di Lorenzo Cremonesi.
Lorenzo Cremonesi Abu Bakr al Baghdadi
Sarebbe stata catturata in Libano una delle mogli del Califfo dello Stato Islamico assieme a una figlia. La donna pare sia stata fermata e identificata dai militari libanesi una decina di giorni fa nella cittadina frontaliera di Arsal mentre cercava di espatriare dalla Siria. A Beirut si sta esaminando il Dna della bambina (sembra abbia nove anni) per verificarne l’identità. Ma le informazioni diffuse dal quotidiano locale Al-Safir e dai responsabili delle forze di sicurezza libanesi sembrano insistere su di un elemento: l’auto proclamato Califfo Abu Bakr al Bagdadi resta un leader braccato assieme a tutta la sua famiglia e chiunque possa aiutare alla sua cattura o eliminazione. Nato in Iraq nel 1971 e considerato responsabile della morte di decine di migliaia di persone per mano dei jihadisti sunniti in Siria e Iraq, Bagdadi era una figura quasi del tutto sconosciuta sino alla sua prima comparsa pubblica nella moschea principale di Mosul a fine giugno. Ora sono in tanti a dargli la caccia. Adesso sembra che la cattura della moglie, identificata come la trentenne Saja al-Dulaimi (figlia di uno dei più grandi clan sunniti iracheni della regione di Al Anbar) sia stata facilitata dalla cooperazione con almeno un’«intelligence straniera». Pare che Saja fosse già stata fermata dai soldati libanesi alcuni mesi fa e poi liberata con altre 150 donne in uno scambio di prigionieri a marzo, in cui vennero rilasciate almeno tredici suore dal gruppo estremista islamico di Al-Nusra. Ora Beirut vorrebbe scambiarla con una ventina di soldati libanesi catturati durante le ultime settimane. Se però venisse verificata una sua relazione stretta e di fresca data con il leader dei jihadisti (si dice che Bagdadi abbia altre tre mogli e almeno una decina di figli), allora i tempi dello scambio potrebbero allungarsi notevolmente.
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