Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Tunisi, aggressione antisemita a Bernard-Henry Lévy: 'vampiro sionista!' Cronaca di Stefano Montefiori
Testata: Corriere della Sera Data: 03 novembre 2014 Pagina: 27 Autore: Stefano Montefiori Titolo: «Insulti a Tunisi per Bernard-Henri Lévy»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 03/11/2014, a pag. 27, con il titolo "Insulti a Tunisi per Bernard-Henri Lévy", la cronaca di Stefano Montefiori.
Stefano Montefiori Bernard-Henri Lévy
«No agli interessi sionisti in Tunisia». Così è stato accolto il filosofo francese Bernard-Henri Lévy, la sera di venerdì, all’aeroporto di Tunisi, da qualche decina di militanti islamisti che hanno pronunciato insulti antisemiti. Lévy era andato nel Paese nordafricano per incontrare in un albergo alcuni esponenti politici libici e favorire il dialogo di riconciliazione nazionale in Libia. Nel 2011 Lévy si era impegnato personalmente in favore della ribellione contro Gheddafi, contribuendo a dare il via alla missione internazionale finita con la caduta del dittatore. Nel caos che ne è seguito Lévy ha continuato a interessarsi alle vicende libiche, e a Tunisi ha voluto incontrare «amici venuti apposta da Tripoli, Bengasi, Djebel Nefousa, Misrata, Zaouia». Il messaggio diffuso dagli ambienti tunisini invece è stato tutt’altro: i manifestanti erano convinti che Lévy dovesse segretamente incontrare il libico Abdel Hakim Belhadj e il tunisino Rached Ghannouchi, «ovvero, se posso permettermi — dice Bernard-Henri Lévy —, quel che di meno frequentabile esiste sulla scena politica libica da un lato e tunisina dall’altro. È una follia, credevano che volessi interferire nella giovane democrazia tunisina sulla base di voci infondate». Il complottismo si è scatenato e «Bhl» è diventato negli insulti degli islamisti «agente sionista» fino a «vampiro che si nutre di sangue arabo». «Mi hanno dipinto come l’incarnazione degli oscuri disegni delle potenze straniere. È triste vedere dei pazzi sporcare quel che i democratici tunisini stanno costruendo con tanta fatica», commenta Lévy.
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