Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Da sopravvissuto alla Shoah a Rabbino capo in Israele nel commento di Daria Gorodisky
Testata: Corriere della Sera Data: 05 ottobre 2014 Pagina: 12 Autore: Daria Gorodisky Titolo: «Lau, il Rabbino che fece sorridere il Papa»
Riprendiamo da LETTURA-CORRIERE della SERA di oggi, 05/10/2014, l'articolo di Daria Gorodisky a pag.12, con il titolo " Lau, il Rabbino che fece sorridere il Papa ".
L'incontro tra Lau e Woytila
Discende da 36 generazioni di eminenti rabbini. Dunque potrebbe non stupire che Israel Meir Lau sia arrivato a essere èletto rabbino capo ashkenazita di Israele dal 1993 al 2003 (l'incarico al vertice del Gran Rabbinato dura un decennio e viene assegnato in parallelo a un leader spirituale ashkenazita e a uno sefardita; i due si alternano ogni sei mesi alla presidenza della massima istituzione religiosa ebraica). Eppure a 8 anni di eta I.M. Lau non sapeva ancora neppure leggere. Non aveva potuto imparare a farlo: nella natia Polonia prima si era dovuto nascondere dalla bestia nazista; poi, quando ormai i suoi genitori erano scomparsi sui vagoni del non ritorno, era stato deportato a Buchenwald. E lì che il generale Patton, entrato a liberare il campo di concentramento, lo trova nell'aprile del 1945: era il più piccolo dei sopravvissuti, ma forte di una brillantezza e di una vitalità che già tratteggiavano il suo futuro. II «futuro» che nove anni fa Lau ha voluto raccontare a ritroso in uñ autobiógrafia e che adesso compare anche in italiano con il titolo Dalle ceneri alla Storia (prefazioni di Riccardo Di Segni, Shimon Peres e Elie Wiesel, traduttori vari, Gangemi Editore, pp. 432, 25). Appena pubblicato in Israele, il libro è diventato subito bestseller. E se ne capisce il motivo, perché lo stile dell'autore ci fa scivolare leggeri attraverso la densità degli eventi storici, lungo il suo privato, dentro il mare della sua immensa cultura, nella profondità della sua sensibilità così speciale. Dai ricordi dell'Olocausto si passa alla testimonianza diretta della nascita e crescita dello Stato di Israele; alla descrizione, piena di dettagli inediti, degli incontri con sovrani,capi di Stato, papi. È un volume prezioso, anche perché dalle parole emergono quell'affilata semplicità del rigore e quella linearità di ragionamento che sono alla base del pensiero ebraico. Già, e l'umorismo? Sì, c'è anche quello: un giorno Giovanni Paolo II domandò a Lau se pensava che esistesse ancora «un antisemitismo a sfondo religioso, come nei primi tempi del cristianesimo» e il rabbino capo gli chiese se poteva rispondere con una barzelletta; era una storiella ben poco assolutoria per la Chiesa di oggi, ma Wojtyla non riuscì a non sorridere.
Per inviare la propria opinione al Corriere della Sera, telefonare: 02/62821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante