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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
30.05.2014 Un Giardino dei Giusti in Polonia ricorderà, tra gli altri, Jan Karski
che, inascoltato, testimoniò la realtà della Shoah

Testata: Corriere della Sera
Data: 30 maggio 2014
Pagina: 55
Autore: Dario Fertilio
Titolo: «Jan Karski e gli altri: ora Varsavia avrà i suoi Giusti»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 30/05/2014, a pag. 55, l'articolo di Dario Fertilio dal titolo "Jan Karski e gli altri: ora Varsavia avrà i suoi Giusti".


Dario Fertilio   Gabriele Nissim      Jan Karski



Saranno ricordati in tanti, a cominciare da Jan Karski, l’emissario dello Stato clandestino polacco che tentò invano di far conoscere al mondo lo sterminio degli ebrei. E seguiranno Marek Edelman, il vicecomandante dell’insurrezione nel Ghetto di Varsavia; Magdalena Grodzka-Guzkowska, salvatrice di molti ebrei del Ghetto; Tadeusz Mazowiecki, il politico che per protesta contro la passività del mondo ha rimesso il suo incarico Onu in Bosnia-Erzegovina; Antonia Locatelli, missionaria italiana che ha perso la vita per denunciare il genocidio dei Tutsi in Ruanda; e infine la più nota di tutti, quella Anna Politkovskaja, giornalista russa, che fu uccisa per le sue inchieste sugli orrori della guerra in Cecenia.
A ciascuno di loro il prossimo 5 giugno sarà dedicato un albero a Varsavia, nel primo Giardino dei Giusti di un Paese, la Polonia, che nell’arco di settant’anni ha conosciuto le due ideologie totalitarie del Novecento genocida, il comunismo e il nazionalsocialismo.
Il Giardino comincerà a esistere nel quartiere di Wola, vicino al luogo in cui sorgeva il Ghetto, e sarà frutto della collaborazione tra l’associazione Gariwo e il Comitato per il Giardino dei Giusti di Varsavia. Il presidente di Gariwo, Gabriele Nissim, ricorda come il giardino «vuole essere un monito all’Europa affinché combatta ogni forma di razzismo, ogni ideologia totalitaria». Anche Zbigniew Gluza, presidente del Comitato di Varsavia, rileva come le due ideologie totalitarie «ispirandosi reciprocamente e, per due anni, addirittura alleandosi, hanno dato vita ad un modello compiuto di male eretto a sistema».

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