lunedi` 13 aprile 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



Clicca qui






Corriere della Sera Rassegna Stampa
24.04.2014 Genocidio degli armeni: le condoglianze di Erdogan, tardive, reticenti e strumentali
Cronaca di Antonio Ferrari

Testata: Corriere della Sera
Data: 24 aprile 2014
Pagina: 16
Autore: Antonio Ferrari
Titolo: «Le Condoglianze di Erdogan agli Armeni (99 anni dopo): Fine di un Tabù in Turchia»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 24/04/2014, a pag. 16, l'articolo di Antonio Ferrari dal titolo "Le condoglianze di Erdogan agli armeni (99 anni dopo): Fine di un Tabù in Turchia".

A 99 anni dal genocidio degli armeni le condoglianze turche appaiono tardive, oltre che reticenti, dato che Erdogan ha comunque evitato di utilizzare la parola "genocidio".
A quale scopo politico siano dirette è spiegato da Ferrari: "
correggere l’immagine del capo del governo, screditata da troppi scandali e da pochi edificanti primati, come quello del numero-record di giornalisti in galera"

Ecco l'articolo.

     
Antonio Ferrari         Recep Tayyp Erdogan      1915; deportazione degli armeni

 Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, che stando ai numeri ha vinto le elezioni amministrative ma politicamente è sempre debole ed ha un’immagine internazionale assai appannata, sfida tutti con un deciso colpo di reni e infrange un tabù quasi secolare. Mentre gli armeni si preparano a ricordare, proprio oggi, 24 aprile, il 99mo anniversario del genocidio, il premier con un comunicato offre le condoglianze ai nipoti e ai discendenti del popolo che fu vittima dello sterminio. Accettando di fatto (senza ammetterle esplicitamente), le responsabilità turche per quella terribile pagina di storia. Quando cioè i soldati ottomani, a partire dal 1915, durante la prima guerra mondiale, consumarono lo spaventoso crimine collettivo: un milione di morti. Un fatto che Erdogan, oggi, definisce «inumano». E’ un passo di grande importanza, soprattutto dal punto di vista psicologico. Mai nessun capo di governo turco o leader politico di primo piano della Repubblica aveva usato parole così chiare sul sistematico massacro degli armeni, che il vertice del Paese ha sempre ostinatamente respinto, sin dai tempi di Mustafà Kemal Atatürk. Compiere il passo in occasione dell’anniversario del genocidio, ha indubbiamente un notevole valore aggiunto. La comunità armena ha accolto l’annuncio, diffuso nella tarda mattinata di ieri, con prudente ma evidente soddisfazione. La prudenza è comprensibile perché la dichiarazione è la sintesi di un lungo documento, nel quale il premier ribadisce la volontà di affrontare storicamente la vicenda e le sofferenze degli armeni, cercando insomma di attutire l’impatto delle sorprendenti condoglianze. A tutti è però chiaro il motivo che ha spinto Erdogan a tendere la mano agli armeni. Tutte le ambasciate turche sono state invitate a tradurre rapidamente e diffondere l’annuncio. L’obiettivo è chiaro: correggere l’immagine del capo del governo, screditata da troppi scandali e da pochi edificanti primati, come quello del numero-record di giornalisti in galera. Il primo ministro, come è noto da tempo, punta alle elezioni presidenziali di agosto, ma sa di avere un concorrente tutto interno al suo partito islamico moderato Akp. È il morbido presidente della Repubblica Abdullah Gül, che potrebbe accettare la rielezione, magari all’ultimo momento, per evitare altre divisioni nel Paese. Quelle divisioni che Erdogan, tanto carismatico quanto arrogante, ha accentuato.

Per inviare la propria opinione al Corriere della Sera cliccare sulla e-mail sottostante 


lettere@corriere.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT