Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Israele: i calciatori potranno indossare la kippah mentre giocano la decisione dell'Associazione israeliana calcio
Testata: Corriere della Sera Data: 06 gennaio 2014 Pagina: 42 Autore: Redazione del Corriere della Sera Titolo: «Vietato dalla Fifa, permesso in Israele. I calciatori in campo con la kippah»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 06/01/2014, a pag. 42, l'articolo dal titolo "Vietato dalla Fifa, permesso in Israele. I calciatori in campo con la kippah".
Non si potrebbe, il regolamento della Fifa parla chiaro, ma in Israele hanno deciso di fare un'eccezione, una deroga alle leggi della Federazione internazionale del pallone . I calciatori ebrei religiosi potranno infatti scendere in campo con lo zuccotto (la «kippa») in testa. Lo scrive il quotidiano israeliano Maariv, che racconta come sulla questione si sia innescato un aspro braccio di ferro fra l'Associazione israeliana calcio e gli sportivi religiosi, per lo più impegnati in squadre minori. In ossequio alle disposizioni della Fifa, l'Associazione israeliana ha vietato la settimana scorsa ai calciatori l'ostentazione di un copricapo qualsiasi, ebraico o musulmano. Agli arbitri è stato chiesto di segnalare questa forma di indisciplina e ai giocatori è stato chiarito che rischiavano sanzioni disciplinari. Ma le pressioni in senso inverso sono state tali che l'Associazione israeliana è stata presto obbligata a fare retromarcia, in deroga alle istruzioni giunte dalla Fifa. Fra i calciatori distintisi nella protesta Maariv menziona Yair Cohen Zedek del Maccabi Jaffa, e Guy Dayan dell'Hapoel Akko.
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