Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Beirut: l'attentato all'ambasciata iraniana fa parte dello scontro sciiti-sunniti commento di Lorenzo Cremonesi
Testata: Corriere della Sera Data: 22 novembre 2013 Pagina: 44 Autore: Lorenzo Cremonesi Titolo: «Si sposta il confronto tra Sciiti e Sunniti e il Medio Oriente diventa più insicuro»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 22/11/2013, a pag. 44, l'articolo di Lorenzo Cremonesi dal titolo "Si sposta il confronto tra Sciiti e Sunniti e il Medio Oriente diventa più insicuro".
Lorenzo Cremonesi
Dal confine tra Iran e Iraq lungo il Tigri a quello con l’Arabia Saudita e il Kuwait. Si sposta sempre più pericolosamente verso ovest l’asse dei campi di battaglia tra sciiti e sunniti in Medio Oriente. L’ultimo atto di questa lunga scia di tensioni e sangue si è consumato ieri, solo due giorni dopo l’attentato contro l’ambasciata iraniana a Beirut, nella zona desertica di Hafar al-Batin. Qui sei bombe di mortaio sono state sparate dal territorio iracheno verso quello saudita, dove si trovano i grandi giacimenti petroliferi condivisi con il Kuwait. Era dall’invasione voluta da Saddam Hussein nel 1990, e poi dalla guerra lampo del 2003, che da queste parti non si udivano esplosioni. Si tratta di una landa desolata, ma importantissima per gli equilibri regionali. La novità è che l’azione viene rivendicata dall’«Esercito di Mukhtar», una piccola milizia di radicali sciiti, che gli esperti indicano come sostenuta dall’Iran. Il suo leader, Wathiq al-Batat, ha dichiarato alla Reuters che questo era un «messaggio» a Riad affinché non si «immischi negli affari interni iracheni». Ma il commento più diffuso è che si tratterebbe di un avvertimento minaccioso in risposta ai due kamikaze nella capitale libanese. Le conseguenze sono gravi. Riad appella i propri concittadini ad abbandonare il più velocemente possibile il Libano, dove sono attese rappresaglie anti-sunnite da parte della milizia sciita dell’Hezbollah. Nel frattempo le sue relazioni con il governo iracheno dello sciita Nouri al Maliki appaiono più difficili che mai (l’Arabia Saudita ritirò il proprio ambasciatore da Bagdad nel 1990 e da allora non ne ha più inviati). E tutto ciò mentre la violenza cresce. In Siria la guerra civile non conosce sosta e anzi vede l’intensificarsi delle offensive lealiste verso le zone controllate dalle milizie sunnite nel nordest. In Iraq negli ultimi giorni le stragi si sono fatte ancora più virulente. Bagdad mercoledì è stata letteralmente paralizzata dagli attentati, che hanno causato una quarantina di morti e quasi 100 feriti. Ieri un camion bomba ha ucciso 38 persone nella cittadina di Sadiyah e le organizzazioni umanitarie registrano la crescita degli omicidi mirati.
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