Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Eredi di un mondo lucente, di Cynthia Ozick Commento di Daria Gorodisky
Testata: Corriere della Sera Data: 08 settembre 2013 Pagina: 8 Autore: Daria Gorodisky Titolo: «Le regole dell'eresia caraita»
Riprendiamo da Lettura/CORRIERE della SERA di oggi, 08/09/2013, a pag.8, con il titolo "Le regole dell'eresia caraita", il commento di Daria Gorodisky, che anche un invito a leggere il libro della grandissima Cynthia Ozick.
Cynthia Ozik
"Nel 1935, avevo appena compiuto 18 anni quando mi unii alla famiglia di Rudolf Mitwisser, lo studioso del caraismo. Allora non avevo la minima idea di cosa significasse...». Inizia a raccontare così Rose Meadows, protagonista di quello che viene considerato il migliore romanzo della grande scrittrice americana Cynthia Ozick: Eredi di un mondo lucente (Feltrineili). In effetti, i Caraiti sono una piccolissima comunità scismatica che verso ii IX secolo si è separata dall'ebraismo «ufficiale», da quel solido tronco ramificato nei movimenti ortodossi, conservativi, riformati, ricostruzionisti. Lo scostamento principale dalla radice comune consiste nell'adesione esclusiva al significato letterale del Pentateuco: la Torah come unica fonte di credo e di diritto, senza spazio per la Legge Orale delle successive interpretazioni dei grandi maestri codificate in Talmud e Mishnà. Le comunità maggiori si sono sviluppate soprattutto in Egitto, ma poi anche in Turchia (al Gran Bazar di Istanbul esiste ancora via dei Caraiti), Iraq, Polonia, Russia. Dopo il primo strappo, le relazioni con l'ebraismo rabbinico non sono mai state davvero traumatiche e nel '300 l'eccelso Maimonide e il principale teologo caraita Aaron ben Elijah di Nicomedia si lanciavano messaggi di apertura. Però la separazione è rimasta. Oggi ci sono alcune comunità anche negli Usa, ma la densità più forte è nel centro-sud di Israele, con circa 30 mila persone; Ramla è sede del loro Centro mondiale, con biblioteca e archivi. Il Rabbinato non li riconosce, ed è reciproco; calendario, liturgie e riti sono leggermente diversi, però i matrimoni tra le due confessioni sono in qualche modo facilitati. Ha spiegato tutto il rabbino capo caraita in Israele, Moshe Firrouz, durante un seminario alla Ben-Gurion University of the Negev, che si può rivedere in internet (www.youlube.com/watch? v 4PyybbkPpeo) Mentre Emanuela Trevisan Semi, docente all'ateneo. Ca' Foscari di Venezia, ha dato un contributo apprezzato internazionalmente con il suo "Gli ebrei caraiti tra etnia e religione "(Carucci). Ma per farsi incuriosire, il romanzo della Ozick è già un ottimo assaggio.
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