Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Iraq: eliminato il boia di Saddam Hussein Cronaca di Guido Olimpio
Testata: Corriere della Sera Data: 24 giugno 2013 Pagina: 19 Autore: Guido Olimpio Titolo: «Il boia di Saddam punito dai 'lealisti'»
Sul CORRIERE della SERA di oggi, 24/06/2013, a pag.19, con il titolo " Il boia di Saddam punito dai 'lealisti' ", Guido Olimpio riferisce la guerra implacabile tra sciiti e sunniti in Iraq.
a sinistra il boia di Saddam, eliminato a sua volta
WASHINGTON — I conflitti in Medio Oriente somigliano spesso a regolamenti di conti. Tra clan e personali. Con vendette consumate nel tempo, quando se ne presenta l'occasione. La «resistenza irachena», con un comunicato postato sul web, ha annunciato di aver ucciso Mohammed Nassif Al Maliki, uno dei presunti boia di Sad-dam Hussein. Nella drammatica foto che mostrava il dittatore sul patibolo con il cappio al collo era l'uomo alla sua sinistra. Incappucciato, ma evidentemente riconosciuto da nostalgici del Partito Baath che ancora operano nel Paese, in clandestinità, contro il nuovo governo dominato dagli sciiti. Nel breve documento i killer hanno spiegato che Al Maliki era un parente dell'attuale premier e grazie al vincolo familiare era riuscito a fare carriera. Prima dell'invasione Usa del 2003, Mohammed Nassif lavorava «come venditore ambulante di frutta». Successivamente, in quanto sciita, è entrato a far parte di un apparato di sicurezza e in questo ruolo è stato inserito nella squadra che si è occupata di Saddam. Insieme ad altri — secondo le accuse dei baathisti — ha partecipato all'impiccagione: una scena filmata anche con un telefonino. Un momento chiave che in tanti non hanno dimenticato. Sopratutto tra i seguaci dell'ultimo rais. E probabile che abbiano indagato cercando di individuare i responsabili dell'esecuzione e alla fine hanno raggiunto il bersaglio a Ytlsufiya, località a sud di Bagdad. L'epilogo ricorda il destino riservato ad alcuni dei miliziani che catturarono il leader libico Muammar Gheddafi. Scovati e assassinati dopo qualche mese in agguati organizzati dai seguaci del colonnello per nulla piegati dalla morte del capo. L'eliminazione di Al Maliki coincide con una fase acuta del conflitto tra sunniti e sciiti in Iraq. Le due comunità si danno battaglia con sanguinosi attentati che colpiscono, al solito, cittadini inermi. Centinaia le vittime, falciate da kamikaze e autobombe fatte esplodere in mercati o davanti a moschee.
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