Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Calo di ascolti per al Jazeera, una buona notizia cronaca di Francesco Battistini
Testata: Corriere della Sera Data: 05 giugno 2013 Pagina: 36 Autore: Francesco Battistini Titolo: «Al Jazeera fatica a tenere il primato. C'era una volta 'la Cnn degli Arabi'»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 05/06/2013, a pag. 36, l'articolo di Francesco Battistini dal titolo "Al Jazeera fatica a tenere il primato. C'era una volta «la Cnn degli Arabi»".
Emiro del Qatar, padrone di al Jazeera
L'Isola che non c'è. Se vai in molti bar del Cairo, ora ci ritrovi la vecchia, cara Bbc. Se accendi la tv in un residence tunisino, spesso il tasto 1 del telecomando non è più il suo. Se passi dai ceramisti di Hebron, che una volta ne immortalavano fieri il logo dorato sulle tazze, adesso preferiscono le catene spezzate che simboleggiano piazza Tahrir. Che cosa succede ad Al Jazeera (letteralmente: l'Isola)? C'era una volta la Cnn del mondo arabo: la più vista, temuta tv degli anni Zero. Capace di soppiantare la Cnn vera. Di raccontare da dentro l'intifada e Al Qaeda. D'imporre all'agenda internazionale l'Africa e l'Asia più dimenticate. Di diventare la voce unica d'un mondo risvegliato: invisa agli americani e ai satrapi locali, resistente alle censure, ai bombardamenti, all'accusa d'essere megafono dei fanatici. Al Jazeera c'è ancora, beninteso. Pulita, professionale, prima nelle breaking news. Sempre regina degli ascolti e fonte irrinunciabile, dal Maghreb al Golfo, dalla Turchia alla Siria. Negli ultimi due anni, però, qualcosa è cambiato. La popolarità è calata. Molti blogger arabi invitano a non seguirla più. Gli esperti di media ne prevedono il declino. E i dirigenti di Doha, per rassicurare gli inserzionisti, lunedì hanno pubblicato l'excusatio non petita d'una ricerca («contro questa campagna sulla nostra presunta crisi…») che alla fine ammette: nei Paesi delle rivoluzioni, nella Tunisia che annunciò le primavere, nell'Egitto che è il più grande e sensibile dei mercati arabi, l'audience s'è ristretta. Le cause: i social network, vero motore di rivolta; l'ascesa dei Fratelli musulmani e dell'Enahda islamico, al Cairo e a Tunisi, a lungo sostenuti e ora difficilmente contestabili nel tradizionale ruolo di tv del contropotere; la diminuita credibilità di un'antenna che predica la democrazia in tutto il mondo arabo e poi razzola dal Qatar, ricco regimetto in grande espansione politica ed economica, giardiniere delle primavere, sul quale è raro si spenda una parola di critica. C'è un tesoro, su quell'Isola: ritrovarlo non sarà facile.
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