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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
25.05.2013 Turchia: deriva autoritaria
Commento di Monica Ricci Sargentini

Testata: Corriere della Sera
Data: 25 maggio 2013
Pagina: 50
Autore: Monica Ricci Sargentini
Titolo: «Turchia,crociata contro l'alcol, il rischio di una deriva autoritaria»

Sul CORRIERE della SERA di oggi, 25/05/2013, a pag.50, con il titolo "Turchia, crociata contro l'alcol, il rischio di una deriva autoritaria", Monica Ricci Sargentini commenta la deriva autoritaria del governo Erdogan.


Recep Tayyip Erdogan

Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan è riuscito ieri a far approvare a tempo di record dalla Grande assemblea di Ankara una legge molto restrittiva sulla vendita di alcolici. In pratica sarà vietato bere vicino a moschee e centri educativi, le bottiglie saranno oscurate nei film e nelle soap, le pubblicità di alcolici spariranno e sarà proibita la vendita nei negozi dalle 10 di sera alle sei di mattina. In più i produttori dovranno inserire sulle etichette chiari avvertimenti sui rischi per la salute e i venditori saranno obbligati a togliere dalle vetrine le bevande incriminate.
Consumare alcol, insomma, diventerà quasi impossibile se si pensa che in Turchia ci sono ben 93 mila moschee, di cui 3 mila solo a Istanbul. Erdogan, un devoto musulmano, si è difeso dicendo che il provvedimento non è dovuto a motivi religiosi ma al desiderio di tutelare i giovani: «Non vogliamo una generazione che passa il tempo a bere giorno e notte» ha detto. Eppure nel Paese non si registrano problemi di alcolismo, anzi il consumo è molto più basso che in Occidente.
Per quelli che hanno sempre gridato a un'agenda segreta dell'Akp per islamizzare la Turchia «secolare» voluta da Atatürk la legge sull'alcol è la pistola fumante. Ieri per protesta l'opposizione ha lasciato l'aula al momento del voto. Ma c'è di più: a un rischio di una deriva autoritaria cominciano a credere anche quegli intellettuali liberali e laici che avevano salutato l'ascesa di Erdogan come un segno di democrazia contro lo strapotere dei militari. Ieri Mehves Evin, editorialista del quotidiano Milliyet e nome noto del giornalismo laico nel Paese, ha parlato di una legge «dispotica» paragonabile al maccartismo degli anni Quaranta negli Usa. «Ho sempre pensato che Erdogan fosse un uomo pragmatico — ha aggiunto — e che non avrebbe mai lavorato per creare questo ordine oppressivo. Ma mi sbagliavo». E non è solo lei a pensarlo.

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