Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
L'umiliazione in stile iraniano Commento di Barbara Stefanelli
Testata: Corriere della Sera Data: 11 maggio 2013 Pagina: 64 Autore: Barbara Stefanelli Titolo: «E se smettessimo di vedere il mondo in rosa e azzurro?»
Su IO DONNA/CORRIERE della SERA di oggi, 11/05/2013, a pag. 64, con il titolo"E se smettessimo di vedere il mondo in rosa e azzurro?"Barbara Stefanellicommenta una condanna inflitta in Iran a un curdo colpevole di "turbamento della quiete pubblica", che diavolo significhi è difficile da capire. La pena no, rientra nel disgustoso concetto che la società dei mullah ha della donna come essere inferiore, abbinato all'omofobia altrettanto condannabile. Il pezzo contiene anche una morale che ben si adatta a un certo moralismo di casa nostra.
Barbara Stefanelli La pena come "umiliazione"
Ha fatto discutere la storia dell'iranianocondannato a sfilare nella sua città vestito da donna. Il video - finito su Youtube - mostra questo signore, un curdo colpevole di turbamento della quiete pubblica, che se ne sta dritto su un pick-up in apertura di un corteo di auto e moto della polizia: indossa un abito rosso e un foulard bianco. Il giudice di questa provincia remota della Repubblica islamica deve essersi sentito molto moderno: niente pietre o frustate, giusto un'umiliazione pubblica. Non sei un uomo, sei una femmina. La condanna ha scatenato un putiferio "social": su Facebook centinaia di curdi hanno postato la propria foto en travesti. Con veli, parrucche, trucco e tutti a fare con le dita il segno di V. Come vittoria sui pregiudizi. E perla pagina quindicimila "mi piace" in pochi giorni. Un bel sospiro di sollievo civile e, per una volta, ci sentiamo uniti in una protesta semplice. Se non fosse che a rifletterci bene viene da temere che il giochetto del giudice iraniano avrebbe qualche follower anche tra noi. Non avete mai sentito dire "non fare la femminuccia" come rimprovero? Mentre non vi pare che "non comportarti da maschiaccio" suoni già più affettuoso? Per non dire dell'elogio implicito in "una donna con le palle". Il linguaggio traduce un eterno codice di classificazione tra i generi. E se smettessimo completamente? Con il rosa e l'azzurro, con le frasi fatte, con la ricerca di una definizione delle persone - dei bambini, fin dalla pancia della madre - attribuendo a tutti una maglia da indossare con i colori societari. Sarà un campionato più confuso e incerto, ma sicuramente ci divertiremmo tutti di più.
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