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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
27.04.2013 Iraq: le ambiguità della politica americana
Commento di Guido Olimpio

Testata: Corriere della Sera
Data: 27 aprile 2013
Pagina: 16
Autore: Guido Olimpio
Titolo: «L'incubo Iraq che frena Obama»

Sul CORRIERE della SERA di oggi, 27/04/2013, a pag.16, con il titolo "L'incubo Iraq che frena Obama", Guido Olimpio descrive le ambiguità della politica americana nei confronti dell'Iraq. 

                                                                               Guido Olimpio

WASHINGTON — Per molti basterebbero i 70 mila morti del conflitto per giustificare un intervento americano (e occidentale) in Siria. Persone falciate con mitra e granate, a volte con i pugnali. Dunque un uso delle armi chimiche da parte di Assad sarebbe solo un'aggravante, l'ultima atrocità di un regime feroce. Ora invece è diventato fondamentale provare che i lealisti hanno impiegato sul serio il gas nervino. Dopo i sospetti sono arrivati indizi incriminanti, riconosciuti con ritardo anche dagli Stati Uniti. Però non bastano. O meglio, Obama pretende indagini. In realtà la Casa Bianca non vuole farsi schiacciare dal meccanismo che lei stessa ha indicato: se Assad utilizzasse i gas saremmo autorizzati a muoverci, hanno enunciato da mesi. Ieri il portavoce di Obama ha detto in modo chiaro che non è il momento di fissare tabelle di marcia, anche se l'opzione militare è sempre lì. Gli Usa sperano che il raìs raccolga il segnale evitando di ricorrere a mezzi non convenzionali. Sostenendo, come hanno fatto giovedì, che i siriani hanno lanciato gas «in piccole quantità» sperano di avere ancora margine di manovra. Obama ha «chiuso» con l'Iraq, vuole fare lo stesso con l'Afghanistan, non ha alcuna voglia di rischiare in Siria. Però, sotto il suo mandato, ha scoperto che spesso è il Medio Oriente a «inseguirlo». E c'è anche un limite alla barbarie di Assad. Per questo il presidente lo ha avvertito di nuovo sui rischi che corre: «le regole del gioco» possono cambiare in Siria.

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