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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
30.03.2013 Sul web navigano i nuovi eredi di Bin Laden
Commento di Guido Olimpio

Testata: Corriere della Sera
Data: 30 marzo 2013
Pagina: 19
Autore: Guido Olimpio
Titolo: «Il terrore corre sul web, Al Qaeda sbarca su twitter»

Sul CORRIERE della SERA di oggi, 30/03/2013, a pag.19, con il titolo "Il terrore corre sul web, Al Qaeda sbarca su twitter", Guido Olimpio analizza le ultime tendenze del terrorismo.


È l'ultima creatura digitale. L'account di Al Qaeda nella terra del Maghreb islamico, Aqim, su Twitter. Una presenza non ufficiale per lanciare messaggi, mantenere un canale di comunicazione, fissare condizioni per il «nemico». C'è il marchio del gruppo qaedista, il logo su sfondo nero, il linguaggio è quello jihadista ma ovviamente è difficile certificarne l'autenticità. Chiunque potrebbe lanciare minacce nel nome di Osama senza però esserne autorizzato a farlo. In questo caso, però, gli esperti ritengono che @Andalus_media sia riconducibile a quell'area grigia dove si muove Aqim.
Nei primi «cinguettii» su Twitter gli estremisti dichiarano il loro supporto ai mujaheddin islamisti che si battono in Mali, rilanciano gli avvertimenti alla Francia che ha schierato le sue truppe nell'Adrar des Ifoghas per inseguire i militanti, promettono ritorsioni contro i molti ostaggi nelle mani delle falangi che agiscono dalla Mauritania al Niger.
Usando tattiche già viste in Iraq, gli estremisti si rivolgono direttamente alle famiglie dei sequestrati invitandoli ad esercitare pressioni su Parigi affinché ceda. Una «campagna» che si inserisce in una realtà dove agiscono molti mediatori — a volte in concorrenza — agenti segreti e personaggi non proprio cristallini.
Per chi segue il fenomeno Jihad-Internet i gruppi storici, di solito, si fidano di canali più solidi rispetto a Twitter. Il forum, il sito, il canale Youtube o un messaggio affidato direttamente a una tv satellitare sono di gran lunga il metodo preferito dai qaedisti. Nella loro visione sono più affidabili e gestibili. Ma i terroristi, come chiunque altro faccia comunicazione, vogliono essere più rapidi. Ed ecco il «raid» via Twitter. Un percorso aperto dai guerriglieri somali Al Shebab e dalle Brigate Ezzedine al Qassam di Hamas. Entrambe le formazioni, durante fasi critiche o di conflitto, hanno raccontato scontri, operazioni, vittorie e sconfitte. E con un certo impatto. Quando Parigi ha inviato un team delle forze speciali per liberare un ostaggio in un villaggio somalo gli Shebab hanno diffuso le immagini — crude — di un soldato francese ucciso durante il blitz. Foto accompagnate da quelle del «bottino», con le armi e gli apparati abbandonati nel corso dell'operazione. Ora sul mondo, in espansione, di Twitter arriva il presunto portavoce di Aqim.
La costola maghrebina di Al Qaeda è stata peraltro un'antesignana nell'uso del web. E uno dei suoi esponenti più in vista, Mokhtar Belmokhtar, alias «il guercio», ha da tempo un suo addetto ai media, capace di connettersi al web dal cuore del deserto grazie a un computer e un telefono satellitare. Uno dei suoi prigionieri ha raccontato come il terrorista, seduto sulla cima di una duna sperduta, non avesse alcun problema a mantenersi informato su quanto accadeva a migliaia di chilometri di distanza e a rilanciare informazioni. In tempo reale.

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