Jordan Peterson intervista Benjamin Netanyahu sulla storia di Israele Video con sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello
Jordan B. Peterson intervista il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu sulla storia di Israele e sul diritto degli ebrei alla loro terra ancestrale, la Terra d'Israele, situata tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo. Questa è la risposta alla narrazione falsa araba e alla loro assurda rivendicazione della terra di Israele, la patria del popolo ebraico da tempo immemorabile. La risposta a qualsiasi rivendicazione araba su una terra che chiamano "Palestina". La terra di Israele, che hanno invaso, non è mai stata terra araba e non sarà mai loro.
Nei Paesi islamici non c'è libertà religiosa e le minoranze sono perennemente a rischio
Testata: Il Foglio Data: 15 febbraio 2013 Pagina: 3 Autore: Redazione del Foglio Titolo: «Al Azhar contro Ratzinger (ancora)»
Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 15/02/2013, a pag. 3, l'editoriale dal titolo " Al Azhar contro Ratzinger (ancora)". L'interesse di IC sta nelle ultime righe dell'articolo:Chiarissima l’analisi di uno dei protagonisti del prossimo Conclave, Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso: “Nei paesi dove vige la legge musulmana, nessun musulmano accetta che la libertà di cambiare religione, o di sceglierla, sia iscritta in un testo giuridico”. Se lo dice Touran...
L’islam di al Azhar si è dissociato dalla corale ammirazione per la scelta di Benedetto XVI, e l’ha commentata con parole dure e polemiche: “La ripresa dei rapporti col Vaticano dipenderà dal nuovo Papa, che non dovrà attaccare l’islam”. Il più grave peccato per la teologia musulmana, “l’attacco all’islam”. Dal 1° gennaio 2012 la più autorevole università coranica del mondo rifiuta qualsiasi rapporto col Papa. Indicativa la motivazione della rottura: dopo la strage (22 morti) in una chiesa copta di Alessandria d’Egitto, Ratzinger aveva detto: “Rivolgo un pressante invito a lottare contro soprusi, discriminazioni e intolleranza religiosa che oggi colpiscono in modo particolare i cristiani; sollecito i responsabili delle nazioni a passare dalle parole a un impegno concreto e costante”. Parole miti, ma subito tacciate da al Azhar come “ingerenza”. Poche settimane prima, lo sheikh di al Azhar Ahamed al Tayyeb aveva addirittura rifiutato gli auguri di Ratzinger in occasione della festa di Eid al Adha. Tra gli impegni prioritari del prossimo Pontefice ci sarà dunque il confronto con questa “guerra fredda teologica” e unilaterale, scatenata dal mondo musulmano “moderato”. Tra le svolte coraggiose di Benedetto XVI, fondamentale è stata la chiusura del pluridecennale “dialogo” solo incentrato sulle presunte assonanze tra islam e cristianesimo. Chiuso quel confuso dialogo, Ratzinger ha lavorato intensamente per far emergere i problemi drammatici nei paesi islamici. Chiarissima l’analisi di uno dei protagonisti del prossimo Conclave, Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso: “Nei paesi dove vige la legge musulmana, nessun musulmano accetta che la libertà di cambiare religione, o di sceglierla, sia iscritta in un testo giuridico”.
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