Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Perché combattere al Qaeda in Mali sarà meno semplice del previsto commento di Guido Olimpio
Testata: Corriere della Sera Data: 14 gennaio 2013 Pagina: 14 Autore: Guido Olimpio Titolo: «Il deserto, le basi, le armi: perché per Hollande la missione è in salita»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 14/01/2013, a pag. 14, l'articolo di Guido Olimpio dal titolo " Il deserto, le basi, le armi: perché per Hollande la missione è in salita ".
Guido Olimpio
WASHINGTON — La vendetta postuma di Gheddafi. Con questo titolo, la rivista Foreign Policy fotografa la situazione di instabilità creatasi a sud della Libia. Una frattura sfruttata da movimenti locali, come tuareg, jihadisti e predoni. Realtà vecchie e nuove abituate a muoversi su un teatro gigantesco che è impegnativo sotto il profilo logistico. Per chi attacca e per chi si difende. Sapendo che prima o poi l'offensiva sarebbe arrivata, gli islamisti si sono preparati. Come prima mossa hanno adeguato il loro arsenale. Ieri gli ufficiali francesi hanno ammesso: «Sono più forti del previsto». I guerriglieri si sono rivolti ai trafficanti che vendono il materiale trafugato dai depositi libici. Dunque nuove mitragliere, jeep migliori, lanciarazzi, cannoncini, munizioni in quantità, apparati di comunicazione. A ciò si è aggiunto quanto abbandonato nei mesi scorsi dall'esercito maliano. Con queste armi, gli islamisti possono rendere la vita difficile ai francesi. Lo si è visto già nel primo giorno di scontri. Insieme alle bocche da fuoco, Ansar Dine, qaedisti e i miliziani dai profili confusi hanno cercato di migliorare il network di supporto. Fonti Usa hanno segnalato come i ribelli, dopo aver rubato bulldozer e scavatrici di una grossa impresa francese, abbiano costruito rifugi per il carburante, tunnel, gallerie. Piccole difese per rendere meno visibili i depositi da 48 ore obiettivo dei raid aerei. I contrabbandieri hanno anche procurato pannelli solari per alimentare radio e telefoni satellitari. I qaedisti hanno poi preposizionato nel deserto barili di carburante e acqua o li hanno affidati ai pastori reclutati con i soldi dei riscatti. Punti di rifornimento segreti per le colonne di «tecniche», i camioncini armati che sono come le navi del deserto. La tattica è quella di scomparire e riapparire percorrendo ogni giorno centinaia di chilometri. Lasceranno magari i centri abitati ma torneranno con incursioni rapide. I francesi dovranno inseguire queste ombre. E sarà un lavoro lungo.
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