Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Stato palestinese all'Onu: l'Italia indecisa La cronaca di Maurizio Caprara
Testata: Corriere della Sera Data: 24 novembre 2012 Pagina: 13 Autore: Maurizio Caprara Titolo: «Stato palestinese: L'Italia chiede una linea europea»
Si, no, certo, ma anche.. ecco la linea in politica estera del nostro paese. Il Ministro degli Esteri Terzi riceve il cosidetto ministro palestinese Malki, venuto a Roma in cerca dell'appoggio italiano alla candidatura palestinese all'Onu, e, secondo antica tradizione, svicola. "Ci vorrebbe un voto europeo", dice Terzi, così semi accontenta Malki, non si sbottona, insomma non esprime il suo pensiero. Ecco l'articolo di Maurizio Caprara dal CORRIERE della SERA di oggi, 24/11/2012, a pag.13, con il titolo " Stato palestinese: L'Italia chiede una linea europea "
Giulio Terzi, Ministro degli Esteri
ROMA — Il «cessate il fuoco» tra Israele e Hamas su Gaza non elimina per l'Italia un problema: che cosa votare sulla risoluzione con la quale l'Autorità nazionale di Abu Mazen vorrebbe far salire alle Nazioni Unite la condizione della rappresentanza palestinese da delegazione di «ente» con invito permanente a quella di Stato osservatore non membro? A caldeggiare un «sì» alla proposta che verrà portata il 29 novembre nell'Assemblea generale a New York è stato ieri alla Farnesina il ministro degli Esteri palestinese Riad al Malki. Ricevuto dal suo collega Giulio Terzi, l'inviato di Abu Mazen ha giudicato il colloquio «franco e amichevole». In pubblico Terzi ha affermato che la scelta italiana «non è ancora definita» perché il governo punta a una posizione comune dell'Unione Europea e reputa i negoziati israeliano-palestinesi «il principale binario» per un processo di pace. Tra i 193 Paesi dell'Onu, Abu Mazen conterebbe su oltre 120 voti. Il governo italiano preferirebbe un'astensione europea. Qualora non la ottenesse, Israele, contrario alla richiesta palestinese, ha chiesto nei canali diplomatici di votare contro per bilanciare i favorevoli dell'Ue. I presupposti per una spaccatura non mancano: Svezia, Portogallo, Irlanda, Lussemburgo, Malta sono per il «sì», la Francia non lo esclude. La Repubblica Ceca tende verso il «no», Germania e Olanda potrebbero aggiungersi. Di astensionisti ne esistono, ma qualcuno teme che il rafforzamento di Hamas non debba indurre a indebolire Abu Mazen. Nell'attesa, Terzi si è premurato di dire: il voto «non va interpretato come un referendum tra Stato palestinese sì o no». Per inviare al Corriere della Sera la propria opinione, cliccare sulla e-mail sottostante