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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Giorgia Greco
Libri & Recensioni
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Etgar Keret, All’improvviso bussano alla porta 24/09/2012

All’improvviso bussano alla porta              Etgar Keret
Traduzione di Alessandra Shomroni
Feltrinelli                                                            Euro 15


Il suo amico e quasi coetaneo Nathan Englander lo ringrazia nella nota in appendice a Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank definendolo «anima generosa e musa capellona». Nato a Tel Aviv nel 1967, in effetti Etgar Keret non potrebbe essere più differente, e anzi antipode, da lui. Tanto è forte il peso del passato e lo stillicidio della memoria familiare in Englander quanto invece è invasivo e pressoché esaustivo il presente in Keret: beninteso, non un presente riprodotto con gli strumenti del realismo ma un presente di continuo stanato/interrogato/ deformato da un'inventiva che ama sbizzarrirsi in paradossi, fumisterie, battute agrodolci o comunque spiazzanti.

La forma-racconto è quella prediletta da Keret (che i lettori conoscono da noi grazie alle edizioni e/o, fin da Papà è scappato col circo , 2003), l'effetto prevalente è il grottesco o piuttosto situazioni di teatro da camera, tra la sit e la slapstick comedy la cui mobilità vertiginosa ami naufragare, fatalmente, in sentori di malinconia.

Lo confermano ora i brevi racconti, una quarantina, contenuti in All' improvviso bussano alla porta (Feltrinelli) di cui Alessandra Shomroni sa rendere adeguatamente in italiano i bruschi dislivelli linguistici e stilistici e cioè una polifonia ai limiti del virtuosismo. La vita quotidiana in Israele, il governo e la televisione, i coloni ultrareligiosi e i palestinesi, insomma tutti quanti i vissuti reali e immaginari dell'individuo medio e globalizzato che si trovi a vivere in un posto ad alto tasso di conflittualità e di relativa drammatizzazione: sono i temi e gli spunti da cui Keret deduce a man salva la materia prima che poi liberamente ordisce contaminando il nero e il rosa così come gli schemi dell'apologo, dell'aneddoto o dello script da sceneggiatura.

Ad essere davvero inconfondibile prima che la sua pagina è la sua stessa voce e perciò prima che uno scrittore in senso stretto egli appare un ottimo performer (più vicino a un Moni Ovadia che a un Englander, appunto) in quanto preferisce rivolgersi a lettori che siano anche e soprattutto spettatori della sua inventiva sbrigliata. Infatti mette volentieri in scena se medesimo e a costoro non dà tregua colpendoli a raffica e insieme vincolandoli con trovate che sanno di complicità e di intesa. Peraltro diverte e dà la netta sensazione che anche lui si diverta, tanto la vena è feconda, dirompente, esilarante, quanto per parte sua Etgar Keret è abile, imprevedibile, instancabile. Certe volte anche troppo.


Massimo Raffaeli
Tuttolibri – La Stampa


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