Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Un minuto di silenzio per le vittime di Monaco '72 la lettera aperta di Pierluigi Battista a Gianni Petrucci, presidente del Coni
Testata: Corriere della Sera Data: 16 luglio 2012 Pagina: 35 Autore: Pierluigi Battista Titolo: «Riscattare l'onore del Comitato Olimpico»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 16/07/2012, a pag. 35, l'articolo di Pierluigi Battista dal titolo " Riscattare l'onore del Comitato Olimpico ".
Pierluigi Battista, le vittime di Monaco '72
Gentile presidente del Coni Gianni Petrucci, mancano pochi giorni oramai alle tanto attese Olimpiadi di Londra e sarebbe bello se l'Italia fosse capace di riscattare l'onore del Cio, il Comitato olimpico internazionale, irreparabilmente macchiato da un atto di viltà. Come lei sa, da più parti, non solo dallo Stato di Israele, ma da autorevoli organismi internazionali, da Sir Sebastian Coe, una delle figure più prestigiose dello sport mondiale, e da Pietro Mennea, di cui ancora ricordiamo con commozione le prodezze olimpiche che hanno dato lustro alla nostra Nazione, è partita la richiesta di un minuto di silenzio da realizzarsi a Londra come ricordo degli undici atleti israeliani trucidati da un commando terroristico durante le Olimpiadi di Monaco del 1972. Non una richiesta eclatante, non una cerimonia lunga e impegnativa. Ma un semplice minuto di silenzio. Un solo minuto di silenzio. Un minuto di concentrazione e di omaggio, come si fa tante volte nelle occasioni di lutto collettivo, per ricordare un atto di barbarie, la soppressione violenta di ragazzi e cittadini israeliani in uno degli atti di terrorismo che più hanno colpito l'opinione pubblica internazionale. Ecco, a questa richiesta, non gridata, «sobria», come usa dire, dimessa ma emotivamente intensa, il Cio ha ritenuto di dire di no. I cavilli formali con cui è stato giustificato questo grottesco diniego sono risibili al punto che nessuna persona seria e intellettualmente onesta potrebbe prenderli in considerazione. La vera ragione del rifiuto si chiama paura. Il terrore di innescare polemiche e non finire. Il terrore di «offendere» i rappresentanti di quelle nazioni che vorrebbero vedere lo Stato di Israele cancellato dalla carte geografiche e i suoi cittadini ebrei gettati in mare in un nuovo sterminio. Il terrore di creare un «caso». Gentile Presidente, non osiamo chiedere un atto italiano di aperta dissociazione da questo diniego che suona come un oltraggio ad atleti che sono stati presi di mira in un villaggio olimpico nel corso di un'Olimpiade che pure non venne fermata da una strage orrenda. Le chiediamo di attivare la sua fantasia per cercare almeno un appiglio dignitoso con cui poter dire che l'Italia non ha ceduto interamente a un orribile ricatto politico per non commemorare gli atleti di Israele con un semplice minuto di silenzio. Sappia che comunque, davanti alle ambasciate inglesi di molte capitali europee, Roma compresa, il giorno inaugurale delle Olimpiadi di Londra molti cittadini andranno a celebrare quel minuto di silenzio che il Cio ha deciso di dimenticare dietro il drappo olimpico, nella farsa di uno spirito sportivo che non sa nemmeno inchinarsi di fronte alle vittime di una strage. Speriamo bene. Speriamo che il Coni sappia tener testa alla sua storia con un atto di coraggio e di dignità nazionale. Con stima.
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