Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Capovolgere i fatti e mistificare la realtà, il menu abituale di Michele Giorgio La doppiezza comunista non muore mai
Testata: Il Manifesto Data: 02 giugno 2012 Pagina: 9 Autore: Michele Giorgio Titolo: «Gaza, riesplode la guerra»
Usiamo di rado l'aggettivo 'vergognoso', certe notizie sono vergognose senza bisogno di etichette altisonanti. Facciamo una eccezione oggi, 02/06/2012, a pag 9, con l'articolo di Michele Giorgio sul MANIFESTO, con il titolo " Gaza, riesplode la guerra". Vergognoso e, aggiungiamo, ripugnante, per la doppiezza, tragica eredità dei comunisti, nel quale traspare la mistificazione tipica dei pezzi di Giorgio. A cominciare dal titolo, perchè la notizia da titolo doveva essere " Da Gaza uccide al confine un soldato israeliano". Seguono le prime righe: Scontri a fuoco, bombardamenti aerei, cannoneggiamenti e colpi di mortaio. È stata guerra ieri lungo le linee tra Gaza e Israele. E in uno scontro a fuoco sono morti un militare israeliano, Nethanel Mushiashvili, 21 anni, e un palestinese armato Ahmad Abu Naser, 22 anni. che non raccontano, capovolgendo la verità, come è andata. Il palestinese viene descritto come 'armato', ucciso in uno scontro a fuoco, nel quale resta ucciso, pure,un soldato israeliano. Lo capirebbe anche un bambino, i soldati israeliani hanno sparato quando il palestinese -armato- aveva già ucciso un soldato nel tentativo di rapirlo. Ma Giorgio mentendo spudoratamente, massacra la verità, secondo abitudine. Il resto dell'articolo è la solita cronachetta di politica interna, vista attraverso le sue lenti deformanti, niente che valga la pena di riprendere. Ecco il pezzo:
Scontri a fuoco, bombardamenti aerei, cannoneggiamenti e colpi di mortaio. È stata guerra ieri lungo le linee tra Gaza e Israele. E in uno scontro a fuoco sono morti un militare israeliano, Nethanel Mushiashvili, 21 anni, e un palestinese armato Ahmad Abu Naser, 22 anni. Feriti gravemente, in un successivo attacco aereo, altri quattro giovani di Gaza, ad uno dei quali, gravissimo, i medici hanno dovuto amputare le gambe. Il palestinese ucciso, un militante del Jihad Islami, è riuscito ad infiltrarsi in territorio israeliano, nei pressi del kibbutz Nirim (Neghev), a poche centinaia dimetri dai reticolati di confine. Voleva, secondo il portavoce dell’esercito israeliano, sequestrare un soldato, ma è stato subito localizzato ed ucciso. Prima di cadere ha però aperto il fuoco e colpito a morte un sergente della Brigata Golani. La versione del tentativo di un sequestro appare debole perché difficilmente Abu Nasser, sarebbe stato in grado di portarlo termine da solo. È più probabile una azione, di fatto, suicida. Da parte sua il Jihad islami ha negato di essere dietro l’infiltrazione in territorio israeliano. Dopo lo scontro a fuoco, l’aviazione israeliana ha colpito Gaza, ferendo i quattro palestinesi mentre dalla Striscia sono stati sparati alcuni colpi di mortaio. Il portavoce militare israeliano ha attribuito la responsabilità interamente ad Hamas in quanto organizzazione che controlla Gaza e ieri la popolazione palestinese si attendeva altri raid aerei nel corso della notte. Tutte le basi militari di Hamas, le sede di ministeri e gli uffici pubblici sono stati evacuati di fronte al pericolo di attacchi dal cielo. Palestinesi hanno riferito di una incursione di carri armati vicino a Khan Younis, e la cattura di una persona portata via dai soldati. Nelle località israeliane a ridosso di Gaza è stato lanciato l’allarme e la popolazione ha avuto ordine di restare nei rifugi per alcune ore. L’improvviso rialzarsi della tensione tra Gaza e Israele ha ridato fiato ai contestatori del ministro della difesa Ehud Barak che, l’altro giorno, aveva avvertito che in caso dimancato accordo con i palestinesi, Israele potrebbe lasciare unilateralmente la Cisgiordania che occupa da 45 anni. Barak, in sostanza, ha ipotizzato la stessa operazione di «disimpegno» compiuta dall’ex premier Ariel Sharon nel 2005, quando soldati e coloni furono ritirati da Gaza. In questo caso però il ministro della difesa più che un ritiro prevede l’annessione unilaterale a Israele di ampie porzioni della Cisgiordania, quelle dove si concentrano la maggior parte degli insediamenti ebraici e l’evacuazione solo di poche colonie. Senza dimenticare che Israele non è intenzionato a restituire ai palestinesi la zona araba di Gerusalemme (occupata nel 1967) e rivendica il controllo anche su buona parte della Valle del Giordano. Ai palestinesi andrebbero, più o meno, le attuali «città autonome» (la zona A), che già controllano, e le regioni limitrofe ora con amministrazione mista. Una soluzione conveniente per Israele ma che non piace a chi non ha alcuna intenzione di restituire ai palestinesi i territori occupati e di evacuare anche un solo colono, e a quelli che non vogliono ripetere l’esperienza di Gaza che considerano «fallimentare». Qualcuno, come Mazal Mualem sulle pagine di Haaretz, si è posto interrogativi sui motivi che sono dietro questa improvvisa uscita di Ehud Barak. Negli ultimi tre anni – nota Mualem - Ehud Barak è stato un partner di primo piano di Netanyahu e nel governo ha lavorato assieme alla destra di Lieberman e ai religiosi ultraortodossi. Ha contribuito a far scomparire il negoziato di pace (con i palestinesi) e concentrare la vita degli israeliani solo sulla questione della guerra con l’Iran. «Tutto ad un tratto – aggiunge Mualem - Barak questa settimana si è svegliato per avvertirci che l’impasse diplomatica con i palestinesi è un disastro e che la calma sul terreno è illusoria ». Secondo la giornalista la sortita avrebbe avuto il solo scopo di dare un po’ di visibilità al ministro della difesa che sa di contare sempremeno nel governo e nella politica nazionale. Un atto di sopravvivenza politica - conseguenza dell’ingresso del partito Kadima e del suo rivale Shaul Mofaz nella coalizione di governo - che non ha avuto alcun effetto perché Netanyahu e i suoi collaboratori non hanno replicato in alcun modo, confermando che Barak ormai conta davvero poco.
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