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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Corriere della Sera Rassegna Stampa
20.02.2012 Quanta compassione per un terrorista islamico in sciopero della fame
e le sue probabili vittime? Quelle non interessano a nessuno?

Testata: Corriere della Sera
Data: 20 febbraio 2012
Pagina: 17
Autore: Francesco Battistini
Titolo: «Il fornaio Khader digiuna in cella. L'ira dei palestinesi»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 20/02/2012, a pag. 17, l'articolo di Francesco Battistini dal titolo "Il fornaio Khader digiuna in cella. L'ira dei palestinesi".


Adnan Khader

Come scrive anche Battistini nel suo pezzo, Adnan Khader è un espondente della jihad islamica. E' un terrorista. Per questo si trova in carcere.
Il fatto che ora sia in sciopero della fame non cambia la situazione.
Il commento fatto da un quotidiano israeliano rende l'idea : "
Questa Guantanamo non piace a nessuno. Ma dobbiamo anche ricordarci che cos'è la Jihad ". Che cosa dovrebbe fare Israele ? Lasciare a piede libero un terrorista e permettergli di fare attentati per evitare che si suicidi con lo sciopero della fame ?
Ecco l'articolo:

GERUSALEMME — Il Bobby Sands della Palestina, oggi, sarà al giorno 65 di sciopero della fame. 30 chili di meno. Ammanettato a un letto d'ospedale. Descritto senza capelli e coi muscoli atrofizzati: «In pericolo di vita». Adnan Khader riceve familiari, deputati e Croce Rossa, ma non molla: ha rifiutato le cure a base di potassio, non vuole esami del sangue e dell'urina. Accetta solo zuccheri e sali, in minime dosi che lui decide. Se gl'israeliani non annullano la sua «ingiusta detenzione», se la Corte Suprema giovedì non lo lascerà uscire, a 33 anni Adnan promette di diventare il primo martire per fame della storia palestinese. Come l'uomo dell'Ira che trent'anni fa si consumò in un carcere inglese. Gli manca poco: dopo 66 giorni, Bobby Sands morì.
Se nei proverbi palestinesi è febbraio il più crudele dei mesi, quella di Khader è la più cruda delle proteste. Colpisce Israele al suo tallone d'Achille giudiziario, le «detenzioni amministrative» che consentono d'infliggere semestri di carcere per semplici sospetti, spesso senz'accuse specifiche o interrogatori di garanzia. Il panettiere di Kabatia fu arrestato a Jenin il 17 dicembre.
Portavoce di Jihad islamica, movimento che vuole la distruzione d'Israele, è dal '99 che entra ed esce di prigione, dove ha già fatto sei anni. Stavolta ha deciso d'opporsi all'«umiliazione cui sono sottoposti centinaia di palestinesi»: 310 per l'esattezza, uno dei quali detenuto da oltre 5 anni, una ventina imprigionati da più di due. La sua battaglia sta scaldando le piazze: da Gaza, sono stati lanciati i Qassam; altri detenuti hanno cominciato lo sciopero della fame; 5 mila persone hanno manifestato a Jenin; ci sono stati disordini sulla Spianata delle moschee. Per Khader ha lanciato un appello Catherine Ashton, responsabile esteri dell'Ue. E un funzionario dell'Onu l'ha detto chiaro: «Se quest'uomo muore, rischiamo la terza intifada». Le autorità di polizia non vogliono cedere, per evitare un precedente: la Corte suprema stabilì già nel 2002 che queste carcerazioni preventive, teoricamente rinnovabili all'infinito, rispettano le convenzioni internazionali. Scrive un giornale vicino al premier Netanyahu: «Questa Guantanamo non piace a nessuno. Ma dobbiamo anche ricordarci che cos'è la Jihad». Aggiungendo che, per evitare un nuovo Bobby Sands, l'unica è l'alimentazione forzata: «Perché in Israele non abbiamo un'Iron Lady».

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