Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Paul Auster: così si risponde al satrapo turco Non andrà in Turchia per protesta contro i processi agli scrittori. Cronaca di Alessandra Farkas
Testata: Corriere della Sera Data: 02 febbraio 2012 Pagina: 37 Autore: Alessandra Farkas Titolo: «Auster-Erdogan: lite a distanza sulle carceri turche»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 02/02/2012, a pag. 37, l'articolo di Alessandra Farkas dal titolo "Auster-Erdogan: lite a distanza sulle carceri turche".
Recep Erdogan Alessandra Farkas In alto a destra, Paul Auster
L'ultimo libro di Paul Auster (a sinistra), «Winter Journal», è uscito in Turchia prima che in America, scatenando una guerra a distanza fra lo scrittore newyorchese e il primo ministro turco Erdogan (accanto) dopo che quest'ultimo ha definito l'autore di Trilogia di New York «un uomo ignorante». Al centro della disputa: la recente intervista al quotidiano turco «Hiirriyet» in cui Auster afferma che non visiterà la Turchia in segno di protesta «contro le sue carceri gremite di scrittori e giornalisti». «Chi se ne importa se vieni o no», ha ribattuto Erdogan, criticando Auster per aver visitato Israele, «un Paese che fa piovere bombe su Gaza e lancia armi chimiche contro i nemici». La risposta di Auster non si è fatta attendere. «Indipendentemente da quello che Erdogan pensa di Israele, è un dato di fatto che lì la libertà di parola esiste e gli intellettuali non vengono arrestati come in Turchia», ha spiegato ieri in un comunicato, precisando che, secondo le ultime statistiche raccolte dal Pen di cui è stato vicepresidente «quasi un centinaio di scrittori languono nelle prigioni turche. Per non parlare degli editori indipendenti come Ragip Zarakolu, il cui caso è seguito dagli attivisti dei centri Pen di tutto il mondo».
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